IRONMAN. No, non quello al cinema.

Lo sapevo da prima che lo sapesse lui, che ci sarebbe ricascato.

Se lo fai una volta, non smetti mai. E io sapevo, che per i suoi quarant’anni, come la maledizione dei sedici anni della bella addormentata, sarebbe stata una tappa obbligata: è un po’ come l’herpes, lo covi dentro e prima o poi si ripresenta.

L’IRONMAN.

L’Omone si fidanza con la bicicletta, la casa si riempie di borracce brutte e sponsorizzate dagli integratori salini, di impermeabilini fluo verdi, arancio, gialli, e calzini, e pantaloncini da ciclista e riappare LEI: la MUTA da nuoto, che passa giornate a sgocciolare nella cabina doccia.

l’Omone si immerge nella sua preparazione atletica per il 7/7:

FRANKFURT IRONMAN EUROPEAN CHAMPIONSHIP.

Si alza alle cinque, va a lavoro correndo, torna in bici dopo sei ore in cui ha macinato distanze e sostenuto medie orarie da malati di mente.

Io non faccio pronostici, lui si allena in ogni momento libero, spero solo che arrivi al traguardo felice come la volta scorsa:

IRONMAN

(…sì, quella in braccio è una piccolissima Princi che urlava come un’aquila).

Lo spero perché arrivare sorridenti dopo aver nuotato per 3,8 km,

pedalato per 180 (certo, km), e corso una maratona (42, 195, ovviamente, km)…

…tutto di seguito, senza fermarsi MAI…

…beh, se non si è d’acciaio, poco ci manca…

Ma soprattutto spero che arrivi sorridente, così poi gli dovrebbe passare la licantropia

e noi magari possiamo tornare ad un ritmo ed uno stile di vita gestibili.

E finalmente togliamo la muta da nuoto dalla cabina doccia,

che tutte le volte che entro in bagno

mi sembra che ci sia dentro Diabolik e smadonno aggratis.

Riassunto delle puntate precedenti, & “…maestra, io mi giustifico!”

Ettore, principe successore al trono della Runa della Gora di Balù, ha reperito attraverso canali di contrabbandieri, un osso di pollo: lo ha ingoiato e successivamente ha tentato di vomitarlo come da antichissima tradizione della stirpe di cani di cui sopra, per due giorni e due notti.

Ha vinto:

l’MTV music award sezione heavy metal bands emergenti, grazie agli assoli di voce notturni;

quattro visite dal veterinario in due giorni, dove ha cercato di confermare il titolo di cane-aspirabriciole, raccogliendo furtivamente ma non abbastanza un tappino di provetta, prontamente strappato alle sue fauci (nel senso stretto e non figurato!) con queste stesse dita che ora scrivono veloci sulla tastiera;

un giorno di digiuno forzato,

e finalmente ha sputato le sei schegge appuntite in cui si era ridotto l’osso, riportando la mia vita di mamma adottiva alla quasi normalità;

La Princi sta preparando il saggio di fine anno con la scuola di danza: sabato ne avremo un assaggio nel Parco di Villa Montalvo:

montalvo

credo che se le condizioni meteo non cambieranno, sarà uno spettacolo di nuoto sincronizzato (ecco che i sei anni di nuoto in cui l’ho portata in piscina blandendola con promesse di ricompense, o trascinandola per un orecchio, ci torneranno utili!), e qui credo che l’esperta Felicita che ci legge di sicuro si troverà a sorridere;

oltre al saggio di danza, c’è quello di fine anno scolastico.

La Princi è affranta: per i suoi gusti musicali (…anche miei, dell’Omone, e perfino del can-tante peloso dei Pantera), l’onta di dover cantare “…MAAAAAIIII!!! NON MOLLARE MAAAAIIIII…FINCHE’ VITA AVRAIIIIIII!” di Gigidalessio, non è sostenibile.

Dovrò sedarla, o mandarla a scuola con la giustificazione scritta:

“Giustifico mia figlia e chiedo che venga esentata dal cantare al saggio di fine anno, in quanto la nostra religione ci proibisce di ascoltare, e ancor più di cantare, musica di mœrda”

Ieri c’è stata una riunione con le sue insegnanti: portano addosso una pena che non meritano, lavorano senza strumenti, senza soddisfazioni, senza gratificazioni, e nonostante questo riescono a vedere il bello che c’è in ogni bambino: non possiamo che appoggiarle indefessamente, a parte quando fanno scelte musicali discutibili, vedi sopra.

Comunque,

la riunione doveva servire a prepararci psicologicamente

alle pagelle finali di presentazione alla scuola media:

voleranno bassi, i voti.

Ah, venerdì ci sarà anche la cena di classe. Non “di classe” inteso come elegante, visto che la pizzeria dove abbiamo prenotato ha come soprannome “il racchio” di Campi.

racchio:

[ràc-chio] agg., s. (pl.m. -chi) fam. • agg. Riferito a persona, brutto, privo di grazia

La seconda cena in cinque anni, a dimostrazione di come sia stato disastroso questo percorso scolastico.

In tutto questo, il sonno la fa da padrone: dopo le nottate in sala prove con Ettore, ho avuto il crollo che paventavo:

stamani devo aver ucciso la sveglia, o forse stanotte in un momento di sonnambulismo.

Morale della favola, ho aperto gli occhi alle 8:13.

La Princi entra a scuola alle 8:30.

A scapito del rito delle abluzioni quotidiane, che oggi si sono limitate a denti-faccia-capelli, siamo miracolosamente riuscite (forse col teletrasporto) ad arrivare in tempo.

Io sono un po’ provata, penso non sia difficile crederci.

Ciao sono Ettore, e sono il cantante dei Pantera

Ciao pubblico!

Sono Ettore, il famoso can-tante dei Pantera.

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Stanotte ho tenuto un concerto esclusivo per la mia famiglia: forse per via di tutto quello che ho mangiato ieri, stanotte ho cercato senza risultato di vomitare l’anima.

La mamma, che è quella con l’orecchio musicale più sviluppato, dice che le sembravano i bei vecchi tempi, e più precisamente quella volta in cui è andata con la sua amica Francesca al centro sociale BUBU’ SETTETE a sentire suonare una cover band dei Pantera.

Il cantante latrava peggio di me, e dice la mamma che io sono più bravo.

Dopo tutta la notte in piedi a cantare nel corridoio,

“You keep this love, thing, child, toy
You keep this love, fist, scar, break
You keep this looooooooooooooove”

 erano tutti e tre svegli, scapellavano e pogavano, mi pare.

Oppure avevano sonno e ciondolavano da un muro all’altro, non lo so.

Comunque stamani ho vomitato due noccioli di ciliegia.

Non so se sono stati questi, per sicurezza proverò a cantare ancora.

Vi amo tutti, LOOOOOOOVE!

Ettore

ciao sono Ettore, e sono un piscione seriale

Mi ero quasi illusa, alla quarta notte di fila senza pipì in casa, che avesse imparato.

Ma stamani, dopo l’ennesima ricaduta, ho dovuto prendere una decisione: l’ho portato ad una riunione dei piscioni anonimi.

Sono rimasta con lui, fino a quando si è presentato:

“ciao, sono Ettore, sono un boxer di 5 mesi, e sono un piscione seriale…”

“Ciao Ettore”, gli hanno risposto in coro gli altri partecipanti alla riunione, dei quali non parlerò perché sono anonimi ed hanno tutto il diritto alla loro Privacy, e poi a quel punto sono uscita, e non so di preciso cosa si siano detti.

Così abbiamo iniziato questa terapia, che considero l’ultima spiaggia prima di provare col nodo.

E chi m’ha capito, m’ha capito.

E’ un caso disperato di inettitudine canina: stanotte lo abbiamo portato fuori due volte, e nonostante questo, stamani in casa nostra pareva di essere nelle campagne di Vercelli.

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Come se non bastasse, mangia tutto. Qualsiasi cosa, a prescindere dal fatto che sia o meno commestibile.

Ha divorato una conca di bulbi di tulipani di mia madre, dopo ovviamente avere creato un cratere con raggio di circa sei metri, con la conca (vuota) come centro, e la terra che conteneva spalata a trecentosessanta gradi intorno, a distanze che solo lo scavare di un cane giovane e vigoroso può raggiungere.

Stessa sorte è toccata al cespuglio di salvia: almeno gli profumasse l’alito.

Oppure, ad esempio mentre stamani facevamo colazione, ha notato una mosca sul vetro della finestra:

ha saltato, ma non abbastanza per arrivare alla moschina: musata sul vetro, con conseguente sbavamento abbondante, unghiate sul telaio in legno, e mosca ancora lì a pulirsi le zampette di dietro.

Secondo salto, meno carpiato, in qualche modo sufficiente per raggiungere la moschina, che è letteralmente sparita fra la bava e le gote a braciola di Ettore.

Sparita proprio, tant’è che il genio canino non si è capacitato di dove fosse finita ed è rimasto impalato a guardare la finestra e a domandarsi “…ma dov’è?” per i successivi 5 minuti.

Dieci minuti di vani tentativi di spiegazione:”Ettore te la sei mangiata viva!”; lui imperterrito cercava la mosca…

A questo punto, lo abbiamo portato in giardino: la pioggia abbondante di questi giorni ha fatto spuntare vicino alle betulle dei funghetti a piccoli gruppi: c’è bisogno di dirlo?

Pareva la sagra del porcino. Finiti prima ancora di urlare “ETTORE, NOOOOOO!!”

Adesso è sulla sua brandina: ha sganciato finora rutti e score radioattivi di migliaia di chilotoni.

Pare si sia liberato, e ora chiede la pappa.

Quella, che è l’alimento che ci ha consigliato il suo veterinario, col giusto apporto calorico, che rispetta il fabbisogno nutrizionale di un cucciolo in crescita, invece, non gli va proprio giù, bisogna sempre condirla con qualcosa.

Proverò con un mix di mosche, cipolle di Tropea, salvia e funghetti.

Mmmmm! Che profumino!

Cara Princi ti scrivo…

Cara Princi,

Non deve essere facile essere la Princi, col tuo stile strambo, costantemente diviso fra le due ragazze che covi nell’anima…ma tu lo fai in modo egregio.

Talvolta emerge la ballerina, e passi giornate a cinguettare, e profumi di Saint-Honoré.

Altre volte ti tuffi in un libro, e riemergi alla fine della storia, gli occhi da gufo e l’aria da Hermione Granger.

Altre ancora diventi un’arpia in picchiata sulla palla e strabili tutti, compreso l’Omone che ti paragona a Sasa Djordjevich, che sparava gomitate nei denti agli avversari e non si arrendeva mai.

Mi piaci in tutte le versioni.

Anche quando ripassiamo le formule di geometria, alle undici di sera, e io faccio finta di ricordarmele e ti dico di sì, seria, tanto so che l’hai detto giusto.

Anche quando ti fissi con una di quelle filastrocche:

“don-don-baby, don-don è l’ora della messicana, chuby chuby coccobello! Chuby chuby Ahuuuu-aaaa! Prugne-clips! Confetti-sai-clips! Mini-mini Clips! Mini mini discoteque!”, e fai quel mulinare di mani, clap-clap, di solito con la tua amica Bibi, e io ti guardo e mi domando se per caso non ti sia stato ciucciato via il cervello.

E ti volevo dire grazie, per quando mi fai morire dalle risate, raccontandomi cosa succede a scuola, enfatizzando e mettendo in scena una pièce teatrale solo per me:

“…e allora X mi ha chiesto se, visto che siamo alla fine dell’anno e vorrebbe alzare un po’ la media dei voti, insomma mi ha chiesto se gli potevo dare delle ripetizioni…e io gli ho risposto ma come? mancano due settimane alla fine della scuola, e adesso vuoi le ripetizioni per alzare la media? Non ce l’avresti fatta nemmeno ad iniziare in seconda!”

…e io rido e penso che sei proprio una mœrdina, e che questo sarcasmo patologico che hai te lo devo aver passato insieme al cromosoma dell’amore per la pioggia e per i cani.

Rido e mi riempio d’orgoglio, nel vederti crescere bella, intelligente, simpatica e modesta come la mamma e ‘gnorante e zolla di mota come il babbo.

Ok, ho esagerato, i suoi meriti ce li ha anche lui:

il vostro sorriso che mi manda in sollucchero, sembrate due copie;

…e la resistenza che hai, e quel modo di stare bassa sulla palla in difesa;

…e quella capacità innata di orientarvi, che se fosse per me ci perderemmo SEMPRE, visto che quando entriamo in un palazzo per la prima volta, quando usciamo vado SEMPRE nella direzione opposta a quella da cui siamo arrivati, e voi vi guardate interrogativi e preoccupati, e mi dite in coro “DI QUAAA!!”

…e l’impegno massimo che mettete in tutto quello che fate, fino a diventare testardi e insistenti, lo fate anche con me, e alla fine mi prendete per sfinimento e vi dico sempre di sì.

Mi riempio d’orgoglio nel vederti dare il massimo, a prescindere dal fatto che porti o meno i risultati sperati, perché so che ti servirà a non arrenderti quando sarai grande, e non potrò difenderti da tutti gli sgambetti che ti fa normalmente la vita, dalla compagna di scuola che ti frega il fidanzato, al raccomandato che ti passerà avanti nel posto di lavoro che ti spetta: io sarò lì per raccogliere i tuoi sfoghi, ma dovrai cavartela da sola…e so già che per il carattere che hai, troverai un fidanzato migliore, cancellerai la compagna di scuola dalla tua vita, e sputtanerai attraverso ogni canale possibile il raccomandato, fino a che, regina del mondo, con grande magnanimità, ti farai baciare l’anello per perdonarlo…

Princi tesoro mio, che ridi a scoppio con le tue amiche, e riconosci in loro pregi e difetti, differenze da te, e le ami così come sono e chiedi e pretendi che facciano altrettanto; che rispetti la vecchiaia, e ti intenerisci se incontriamo qualcuno che ti ricorda i bis-nonni che hai avuto ed amato come un dono grande; che non sbagli un congiuntivo nemmeno con quaranta di febbre, e cambi canale istintivamente quando passi da retequattro; che hai coniato con l’Omone l’appellativo “scusamaria” per quella generazione di coatti abbronzati e vestiti tutti uguali “…guarda mamma, c’è uno scusamaria”, c’è bisogno di spiegare il perché?

Princi che sai che una donna di carattere non ha mai un bel carattere, e che di conseguenza ti aspettano un po’ di casini per trovare qualcuno che non si spaventi di fronte ad una Mighty Girl, una Princi che non veste in rosa…

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E insomma, cara Princi, siamo alla fine delle elementari, che non si chiamano più così, ma “primarie”, e non c’è nemmeno più l’esame di quinta, che dava almeno un po’ di soddisfazione a quelli come te, ligi al dovere, preparati, consci e ben orientati, e faceva venire il primo cagotto serio a quelli come me, che dalle medie in poi ho sempre vissuto di rendita a scuola, ed ho fatto perdere delle notti di sonno ai nonni perché “è intelligente ma non si impegna”.

Princi, finisce un capitolo fra pochi giorni, ed è una storia, questa in cui sono la tua mamma, che mi appassiona da impazzire!

Tre cose ancora, da dire ed augurarti:

  1. non cambiare te stessa per compiacere gli altri
  2. prenditi tutto quello che ti spetta
  3. ricorda sempre che hai radici ben piantate, ed ali ampie e forti

con tutto l’amore di cui è capace la tua mamma.

Essere mamma di una figlia femmina

Nell’epoca delle veline, delle olgettine, della bellezza a tutti i costi, essere mamma di una femmina diventa un ruolo di grande responsabilità.

Tempo fa ho trovato questo breve video,

Parla a tua Figlia, prima che l’industria della bellezza lo faccia per te

che spiega bene cosa stiamo vivendo: fra l’altro mi sembra interessante anche il fatto che sia parte di una campagna (Per la Bellezza autentica) promossa da “Dove”, un prodotto di bellezza.
Della campagna fanno parte diversi video, che mostrano come sia stravolta e lontana dalla realtà l’idea di bellezza che cercano di propinarci: lo scopo della campagna è quello di aprire gli occhi alle acquirenti del prodotto di bellezza, svelando i trucchi delle pubblicità, e facendoci notare come siano ripetute ossessivamente immagini e parole che ci guidano ad essere come ci vorrebbe l’industria della bellezza: viene in mente il film “la donna perfetta“, e dovremmo domandarci se l’immagine FEMMINILE che vogliono, è la stessa che vogliamo noi.

Per noi stesse e per le nostre figlie.

Credo sia importante ogni tanto ricordare che il corpo non è che la copertina, e ciò che conta è quanto sia bello il libro che racchiude; che non vuol dire tralasciare la cura dell’aspetto, ma nemmeno farlo diventare il fulcro e la parte migliore che abbiamo da “mostrare”.
Soprattutto con una figlia in crescita, che deve sviluppare un senso di sé che vada oltre l’apparire…

…a meno che non ci vada bene avere per casa una velina in erba!

 

L’omone che dà i numeri.

Ieri sono andata a fare una sgambata con l’Omone, dopo un mese di inattività totale…preceduta dal letargo.

Dopo la corsettina con l’Omone, con i miei soliti 202 battiti, sudata come una scimmia ballerina, paonazza in volto e piena di moscerini appicciati addosso un po’ ovunque, l’ho duramente messo alla prova:
“…ora ti farò una domanda a trabocchetto: SECONDO TE, QUANTO PESO?”
Occhi da panda, pupille dilatate, l’Omone deglutisce.

Sembra la scena di un vecchio western…e risponde con falsa sicurezza: “sessantadue”
“Bravo! Hai indovinato! E quando ci siamo conosciuti, quanto pesavo?”
“Questa la so, è facile!  Cinquantotto!”

Ora la prova diventa davvero ardua:

“…e quando ho fatto la Princi???”

Sorride. E’ irresistibile, e non sa mentirmi.

Infatti, con le buchine che gli vengono sulle gote quando dice qualcosa di birbante risponde:

“(h)ottanta…FAME, Cla, di quando è nata la Princi mi ricordo la fame terrificante che avevi…”

Può bastare, Omone, prova superata.

I stralove you, C.