La cacciata dal Paradiso ed il Bignami cinico.

Quando la Princi oggi ha varcato la soglia della scuolina per l’ultimo giorno di scuola, già sapeva cosa l’attendeva.

Anzi, lo assaporava. Aspettava l’ultimo lunghissimo giorno di penitenza.

Sapeva che quegli stessi compagni che l’hanno sfottuta per cinque anni dandole della secchiona (dimostrando di non conoscere nemmeno il significato della parola), quegli stessi che le hanno “smarrito” l’atlante, gli stessi bambini che hanno offeso le maestre, causato punizioni collettive peggio della sharia, oggi si sarebbero sciolti in lacrimevoli saluti e dichiarazioni spassionate di amicizia imperitura rilasciate sull’onda emotiva dell’ultimo giorno, volte in realtà a fingere una sensibilità d’animo e che in una qualche maniera che ci resta oscura, avrebbero dovuto colpire le maestre, dimostrando che sono tutti bravi bambini, e che si meritano forse un mezzo voto in più. (Eccheccacchio, Cla. Son tutte subordinate. Una principale ogni tanto metticela!)

Vedi maestra, si commuove anche la Princi, da quanto siamo bravi fanciulli.

Gli sdilinquimenti, le lacrime, gli abbracci, scene degne della cacciata dal paradiso.

NO, NON LEI.

“Ma a te…ma non ti dispiace?” chiede qualcuno alla Princi all’uscita.

“NO, NON MI DISPIACE AFFATTO. ANZI, NON VEDEVO L’ORA.”

Che sarebbe il Bignami di:

“Cosa di preciso mi dovrebbe dispiacere? Lasciare una classe (salvo poche eccezioni) composta da fannulloni buoni a nulla, che mi hanno presa in giro per cinque anni, salvo poi implorare aiuto alle verifiche ed alle interrogazioni? Perdere di vista gente che ha impedito il regolare svolgimento delle lezioni, e grazie alla quale non siamo riusciti a finire il programma di geografia? Oppure non mangiare più gli hamburger di segatura e le patate bruciate fuori e congelate dentro? O ancora, tornare a casa con una nota collettiva sul diario perché qualcuno ha buttato un libro fuori dalla finestra? O ti riferisci forse alla nostalgia che potrei avere di una maestra che mi corregge A TORTO un congiuntivo con un condizionale?”.

Ma lei ha capacità di sintesi, e sa contestualizzare.

E meno male che ancora non parla francese, altrimenti secondo me gli avrebbe risposto:

“…col   c*#zzo!!!”.

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