Sul ponte sventola bandiera bianca.

Diamogli il beneficio del dubbio.

In fondo, ha solo sette mesi anche se pesa trenta chili. magari nel tempo, se non lo ammazzo prima, una giusta la infila.

Stiamo parlando di Ettore della Runa della gora di Balù, of course.

Io il beneficio del dubbio glielo do volentieri, ma lo so già: come si dice da queste parti ” E un capisce nulla.”.

Mettiamo da parte la fisicità tipica della razza, che aveva anche la Runa: lui passa sempre la parte. Giusto per fare un esempio, cosa succede quando ci si coccola? sbracati in terra, Ettore ti pesticcia come se fossi lo zerbino, perché vuole stare in collo, come quando aveva due mesi. Va bene, vieni in collo, bischerone. Non basta. Cosa fa, quel popo’ di un Albert Einstein?

Se lo gratti, per riconoscenza, come fanno i bravi cani, ti mordicchia coi denti davanti, per toglierti le pulci: lo faceva anche la santa Runa, ma c’è una differenza sostanziale: la Runa ti diceva “..oh, ferma un attimo luce dei miei occhi, non vorrei essere brusca e ferire la tua delicata epidermide, fammi togliere questa pulcina dal tuo polso, tu sei così carina a grattarmi, che mi sento amata e coccolata e voglio ricambiare questo gesto di affetto, con tutta la delicatezza di cui sono capace”. E coi dentini davanti, ammortizzati con maestria dal nasone a mo’ di airbag, toglieva dal tuo braccio una pulce immaginaria, con quel rito ancestrale di pulizia collettiva che vuol dire “siamo dello stesso branco, ti proteggo, ti rispetto, ti aiuto”.

Lo fa anche Ettore. Ma le pulci sono eserciti agguerriti contro i quali lui si scaglia urlando

“PULCI DI MEEERDAAAA!!!!”

…poco importa se ti deturpa il braccio, se ti affoga nella bava appiccicosa che cola copiosa dalle sue gote pendule: se l’eliminazione della pulce immaginaria esige un sacrificio umano, Amen. Ti travolge, ti sbavazza, ti sbrana un braccio per riconoscenza del grattino sulla buzza.

E poi c’è questa storia del maschio Alfa.

L’Omone è il maschio Alfa.

Di conseguenza, Ettore è il maschio Beta.

Il maschio Alfa esce di casa…chi comanda?

Hai voglia a tirarlo giù dal divano: scende Alfa, Beta può salire.

Io gli parlo, gli spiego, seria, e lui mi guarda con l’occhio acquoso.

Sinceramente non sono certissima che ci sia. O forse voglio sperare che ci faccia.

Fa tutte quelle cose stupide da cane circense: seduto, dai la zampa, batti il cinque…ma per resto è una tabula rasa.

Ieri sera l’ho portato fuori per fare i suoi bisogni. Quintali ed ettolitri di bisogni, quando li fa in casa.

Appena scesi, bravissimo, subito una millelitri di pipì.

Bravo Ettore, ora fai la cacca.

Per tutta risposta, trotterella verso il pallone.

No, Ettore, ora la cacca, il pallone lo prendo io.

E me lo nascondo dietro la schiena. E’ così doddo che se nascondi la palla dietro la schiena, per lui la palla non esiste più.

Mi si siede di fronte, tipo colloquio di lavoro.

“Ettorino, dai amore, fai la cacca che poi torniamo su…”

Lui mi guarda con quell’espressione perplessa e un po’ vaga e mi risponde “…PALLA!”

“No, Ettore, non ho detto PALLA, ho detto cacca.”

“PALLA” insiste lui.

“No Ettore, prima la cacca, dai.”

“PALLA!” per ribadire il concetto.

Va bene, dopo mezz’ora di conversazione CACCA-PALLA, gli do il pallone lanciandolo in aria.

Lui manca il rimbalzo (è doddo, ripeto), si gira e mi guarda dicendomi “…le magie che fai col pallone, oh! Ora non c’è, ora eccolo di nuovo! Ma come faiii??!”

Non ci fa: ci è.

Adorabile ritardato di un cane alla Rainman.

Mi arrendo. Sul ponte sventola bandiera bianca.

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