Solidarietà fra esseri in via d’estinzione

Siamo il 2% della popolazione mondiale, sapete?

Noi pel di carota, intendo.

Con tutte le sfumature dal mogano al biondo rame, siamo una punta di spillo sul pianeta terra.

E, senza scherzi, siamo in via d’estinzione, perché il nostro è un gene recessivo.

Anche un po’ imprevedibile, salta fuori in famiglia e giù tutti a pensare chi c’era fra gli avi col capello rosso.

Nel mio caso, è stato per dispetto.

Mia madre col pancione sosteneva che “Maschio o femmina non importa. Basta che non abbia i capelli rossi perché non li sopporto!”.

DANGHETE.

Detto-fatto, ecco il primo cerino della famiglia.

Mio padre si è vantato spesso di essere così comunista che il rosso mi ha colorato la testa.

In più sono anche mancina, forse non ha tutti i torti.

E comunque, ci riconosciamo da lontano fra noi.

Senza ombra di dubbio, riusciamo a capire se la chioma è naturale o “tinta”.

Stamani io e la Princi (che per la cronaca è bionda) siamo entrate in un bar, il nostro solito è chiuso per ferie.

La ragazza dietro al bancone, espressione stanca, distante, non ha nemmeno risposto al nostro buongiorno.

Occhi bassi, ha indicato con la pinza per i dolci la brioche per capire quale stessi chiedendo.

Non ha fiatato nemmeno preparando il cappuccino, è rimasta voltata di schiena mentre le chiedevamo anche un latte tiepido per la Princi.

Poi alla cassa, chissà perché, ha alzato lo sguardo e si è illuminata.

“Lei è rossa naturale, vero? Lo so perché lo sono anch’io!”

Si è aperta in un sorriso, e ci ha raccontato metà della sua vita.

Da quando alle elementari ha subìto gli sberleffi dei compagni, di quanto ne ha sofferto, delle lentiggini, fino a quando al compimento della maggiore età, svincolata dall’autorizzazione necessaria dei genitori, è tornata a casa con una chioma corvina.

Lo aveva già fatto a suo tempo Anna dai capelli rossi, per lo stesso motivo.

Eh, sì perché le possibili reazioni dei rossi di capelli, sono due:

o il rifiuto, ed il tentativo di mascherare la vergogna che ti è toccata in sorte;

o l’orgoglio prepotente e quasi molesto.

Io ovviamente appartengo alla seconda categoria.

Credo di aver avuto il primo moto di ribellione in prima o in seconda elementare: dopo l’ennesimo sfottò, ho fatto a botte selvaggiamente con una bambina per difendere la mia testa di cerino. Ovviamente, in quanto rossa e diabolica, ho vinto, ed ho realizzato di essere l’unica rossa in classe, e che eravamo solo due in tutta la scuola. Una Rarità.

E poi via via negli anni, si impara ad affrontare anche le domande idiote, come nel film “i ragazzi della cinquantaseiesima strada”, quando Matt Dillon chiede a Diane Lane se è rossa anche “sulle sopracciglia”, intendendo chiederle di ben altre parti del corpo, e l’immagine doppia ed opposta che si ha delle donne dai capelli rossi nell’immaginario collettivo: siamo dipinte in due versioni opposte, cioè bombe sexy alla Jessica Rabbit o Rita Hayworth, tostissime alla Ribelle The Brave, o creature innocenti nate dalla spuma di mare, sognanti, bucoliche e naturalissime.

E poi fra l’altro ci manca l’anima, siamo cattive, bugiarde, puzziamo, e chi più ne ha più ne metta.

Siamo diaboliche tentatrici, o creature evanescenti?

…come dire; decidetevi.

E magari fate in fretta, fra cent’anni non esisteremo più.

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