Fugaci lampi di scorci futuribili: ovvero dell’ascesa e caduta in rapidissima successione di folgorazioni sulla via della conquista del mondo.

I piani per un futuro migliore di una Princi apprendista regina del mondo passano da mille vie, scorciatoie, allungatoie, traverse, pantani, palazzetti, palchi, ed aule e banchi di scuola.

Ha progettato con la sua amica e compagna della squadra di basket, la Fenicottera, di aprire una pasticceria gelateria per cani ed esseri umani: non viceversa, siate seri.

Principalmente per cani, poi se vuoi un gelato c’è anche per te essere umano che accompagni il tuo cane in gelateria.

“Da Princi e Fenicottera, gelati per cani e per voi”, suona bene, no?

Il progetto è collaterale a quello di giocare come guardia nella nazionale femminile di basket, e/o diventare prima ballerina dell’Opera de Paris: la decisione spetta ai geni della nostra variegata e pittoresca tribù, con avi che con grazia sovrana spaziano dai Watussi ai Pigmei:

l’Omone, due metri,

il suo nonno paterno (canottiere nazionale e paracadutista per dispetto) un metro e novanta;

la mia nonna paterna, un metro e ottanta;

così come:

la mia nonna materna (Pierina di nome e di fatto, nomen omen),

e la nonna Rosina dell’Omone, entrambe sotto il metro e mezzo.

Ovviamente, se prevarranno le mininonnine non giocherà guardia nella nazionale femminile di basket; né viceversa, potrà aspirare a diventare un’Etoile se diventerà una gigantessa.

Ma la gelateria resiste, ed è immune ai capricci della genetica: l’ho ascoltata spesso parlarne, ed è un progetto tallonato da quello dello studio veterinario e di psicologa, sempre per cani.

Oggi, ecco la new entry.

“Mamma, però sarebbe bello anche fare la scienziata, no? Mi piace studiare scienze, sì, proprio bello!”

“…cavoli, Princi, sì! Bellissimo!”

“…tipo scienziata pazza, inventare…boh, i CYBORG! Eh?

<<La Princi, scienziata pazza inventrice di cyborg!>>…Non suona bene?”

“…eh, allora non solo scienze…dovresti fare forse medicina o…INGEGNERIA!…è una bella facoltà, sì, mi piace!”

“…”

“…”

“…ingegneria?”

“Eh, sì, amore.”

“…mmhhh…allora meglio “Da Princi e Fenicottera, gelati per cani e per voi”.

Oh, vorrà dire che i cyborg, prima o poi, se ne faranno una ragione.

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Di amabili conversazioni con perfetti sconosciuti, o dell’ascella commossa sul bus.

Sul bus di linea, io, l’Omone, e la Princi, domenica.

Giornata libera, una delle ultime, decidiamo di andare a fare i turisti in centro a Firenze.

Via via che ci avviciniamo al centro, salgono tutti i personaggi tipici del bus:

la giovane coppia trash che fa colazione col redbull

il cieco con gli occhiali neri ed il bastone

la nonnetta che va alla (o torna dalla?) messa, incazzata col mondo intero a portare il messaggio di pace

la ragazza coi pantaloni troppo attillati ed il sorriso verticale in bella mostra

e poi lei.

LA PAZZA.

Come la dolcesignoraminù, ma sudicia come un bastone da pollaio, con le lendini chiaramente visibili attaccate ai capelli sulle tempie; sale e litiga immediatamente imprecando come un camallo.

La Princi seduta si alza per far sedere il cieco, e si siede in braccio a me; il cieco ci divide dall’Omone, ed altri passeggeri si incuneano e ci separano, possiamo a malapena vederci.

Ora, con le dozzine di persone sul bus,

la pazza,

con chi deciderà di attaccare bottone?

Voglio dire, c’è speranza che mi scansi?

Infatti.

Braccio alzato al palo del mio sedile, aroma da lacrime agli occhi.

Chiedo col pensiero l’intervento di Obama.

Mr. President, bombardala perché mi sta asfissiando, tanto ormai il Nobel per la Pace lo hai già preso.

Obama non mi legge nel pensiero. Lei resta lì abbarbicata al palo tipo lap dancer, ma molto peggio.

La Princi si guarda furiosamente le unghie, intuisce che accadrà qualcosa…

“Signora, ce l’ha un euro per prendere il caffè?”

Sfodero Sorriso e Tecnica messa a punto in anni di bus, stazioni, associazioni di volontariato, grulli di paese, parenti ed affini affetti da Alzheimer & C.: ridurre al minimo la conversazione. Si stancano presto, non ti trovano interessante e passano ad altro.

Quindi mi stringo nelle spalle e sospiro “…no!”

Lei insiste:

“Dove vai bellina? A fare un giro con la mamma?”

Princi con mandibola lussata dallo stupore, che intuisce ed annuisce.

“E dove lo fai il giro?”

“…adesso vedremo…” intervengo per chiudere.

Ma lei ci trova interessanti. E inizia a raccontarci la sua vita.

“…sono stata un po’ dalle Suore vicino a Via Baracca, sai dove c’è il bar? Lì vicino ci sta la mia zia Elena, e andavo un po’ da lei e un po’ dalle suore…”

L’autista frena.

Un incauto passeggero la urta e lei:

prima minaccia il malcapitato che l’ha involontariamente urtata, agitando il pugno:

“…UN TI DO UNA MANAHA!?!”

e poi spara un bestemmione che apre una voragine da cui fa capolino Satana in persona, compiaciuto, che annuisce.

Quindi, con una invidiabile nonchalance, riprende a raccontarci:

“…ma dalle suore non mi sono trovata molto bene, e sono venuta via…”

NOOOOO??!!?! Ma dai?????

Stento a crederci.

Forse, dico forse, divergenze di pensiero sulla visione del mondo.

La lussazione della mandibola Principesca passerà non appena scesi dal bus.

La lacrimazione oculare dovuta all’aroma intenso della dolcesignoraminù, un po’ più tardi.

La curiosità di capire dive sta la zia Elena invece, me la devo ancora togliere.

Vola, Princi.

Lei, treccia laterale, maglietta nera e jeans, stamani per il suo primo giorno di scuola media ha varcato la soglia della scuola con uno sguardo diverso.

L’ho lasciata lì, già grande, con un brillare negli occhi che si vedeva da ieri.

La schiena dritta, la testa alta, pronta e consapevole.

Ho visto le ore di esercizi alla sbarra diventare la grazia della linea del collo, il coraggio degli scontri per arrivare a canestro farsi scudo protettivo, le domande a bruciapelo che mi hanno fatto andare di traverso il fiato e la lingua trasformarsi in uno sguardo attento e curioso, le filastrocche dell’asilo fare largo alla playlist da ascoltare in cuffia un orecchio per uno con l’amica, cantando a squarciagola

“…You’re on a different road, I’m in the Milky way / you want me down on earth, but I am up in space!”.

Ho visto tutto cristallizzarsi insieme in quella creatura che amo con tutta me stessa, che vorrei proteggere dai dolori della vita, sapendo che invece posso solo cercare di fare in modo che sia pronta ad affrontarli, quando arriveranno, con le sue sole forze.

Così ho pregato Dei che nemmeno conosco, affinché il primo giorno non le lasciasse l’amaro in bocca.

Quelle fobie da mamma, tipo i più grandi che rubano merende e scarpe, appiccicano la gomma nei capelli, vessano i primini come e peggio che nell’esercito.

Ho aspettato l’uscita con la stessa ansia con cui si aspetta il risultato del gravi-test.

Non la vedevo uscire, mi ha trovato lei, con gli occhi brillanti più che mai:

“Mamma!” e mi ha saziato il cuore.

E poi ha parlato fitto fitto, della Professoressa di italiano che resterà 3 anni (non ci credo finché non lo vedo!), e vuole che leggano un libro al mese e ne facciano una recensione, del banco che ha scelto con una tattica elaborata da giorni, della compagna di banco che ha un diario carinissimo e blu e della Professoressa che ha chiesto chi si offriva volontario per disegnare la mappa della classe con la disposizione dei banchi “…e allora ho detto lo faccio io!”

“Mamma, mi sono DIVERTITA una sacco. E il Preside è proprio bravo, ci ha detto che se abbiamo dei problemi o dei dubbi, o delle curiosità, possiamo andare a parlare direttamente con lui, troppo bravo!”

Adesso che stiamo per andare a dormire, ha già preparato i vestiti per domani, lo zaino con la merenda, ed è nel suo letto a rileggere “La fattoria degli animali”, per farne la recensione per la Professoressa di Italiano.

Domattina mi saluterà davanti al cancello, e qualcosa cambierà per sempre: noi mighty girls siamo anche mamme fiere delle figlie che crescono.

Vola, Princi.

Vicini di casa 4: animalhouse, il pappagallo (parlante) dell’ortolano (sordo).

Lui, il vicino di casa numero 4, sordo come un pancone, adora Madonna, il Grande Fratello, chattare, ed i pappagalli.

Io, non condivido nessuna delle sue passioni, ma le subisco TUTTE, perché la sua stanza preferita confina con le nostre camere da letto.

Le subisco perché il volume delle sue performances canore, serate alla tv, e conversazioni via web o con i pappagalli, raggiunge vette conosciute solo alla NASA.

Inoltre, secondo me il pappagallo parlante ha capito che lui è sordo, e si è adeguato urlando come un pazzo.

Di tutte le parole o frasi che poteva imparare, si è fissato con il richiamo che usava mia madre per chiamare la cana che avevamo prima di Ettore, e che è morta da quasi un anno:

“Runa! Runina! Cucù!”

Risultato: stamani sono stata svegliata da un pappagallo urlante che con voce stridula, gracchiava:

“Runa! Runina! Cucù!”.

Preferisco quando canta “Like a virgin! Ah! Touched for the very first time!”, è tutto dire.

No, non il pappagallo.

Aiuto.

Ne va della mia già precaria salute mentale.

Perché faccio crostate di more e non gioielli?

…me lo domando, perché se disegnassi gioielli partirei da qui, dalla mora:

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dalla perfezione di questo piccolo frutto luccicante e goloso, protetto da spine che ti scarnificano le mani.

Ma non disegno gioielli, e sono golosa.

Quindi sabato mi sono volentieri avventurata con la Princi, la sua amica taciturna (messe insieme fanno pari), l’Omone ed i Nonni Bionici, su per la Calvana alla ricerca delle more.

Tabula rasa. Per un’ora abbondante, more nemmeno una…e spine tante, scusate la rima.

I temporali dei giorni passati hanno portato via ogni ben di Dio. Abbiamo dovuto spostarci ed entrare nel bosco di castagni, dove protette dalla chioma degli alberi, le more avevano resistito.

Buffo, fare more dai castagni…ma lo spettacolo è assicurato:

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Alla fine della mattinata, il bilancio del raccolto si può definire positivo:

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Tante, succose, e mature al punto giusto.

Ora: chi ci ha provato SA cosa vuol dire preparare la marmellata di more: va filtrata con la garza se si vogliono togliere tutti i semini, e da un chilo di more resta un vaso di marmellata. Una fatica improba. Da fare se le more sono davvero tantissime, dai cinque chili in su, o se si è in ferie e si ha comunque tempo a disposizione!

Quindi, con questo cestino di more, cosa ci facciamo?

Tolta la parte dell’amica della Princi ne restano ancora a sufficienza per fare una crostata…ed altrettante una volta pulite, in freezer per usarle all’occorrenza.
La ricetta per la crostata è molto semplice, seguo ancora il cucchiaio d’argento:
Per la frolla servono
3 tuorli d’uovo
200 gr. farina
100 gr. burro
Il solito pizzico di sale
facoltativo scorza grattugiata di arancia o limone.
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Ora Franci segui, la metto per te, è facile e di soddisfazione!
Zucchero e farina mescolati insieme, a cratere: dentro i tuorli e il sale, ed il burro ammorbidito a pezzetti.
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Impasta con le mani…all’ inizio non sembra e non ci crederesti mai, ma vedrai che otterai una bella palletta di pasta soffice e profumata.
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infarinata, va messa a riposare in un canovaccio.
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Nel frattempo, lavare ed asciugare le more…NON con un canovaccio, se non è da sacrificare.
Passata una mezz’ora, si può stendere la pasta. Consiglio di lavorarla sulla carta da forno, così è più facile trasferirla nella teglia.
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Si schiacciano i bordi, si rattoppano i buchetti, e si rifinisce l’orlo. Un po’ di zucchero sul fondo…
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…e poi loro! Le more!
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…l’ho già detto quanto sono belle?
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…poi zucchero a velo. E per sicurezza, per non rischiare un “affogato alle more”, una spolverata di fruttapec.
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Pronta. In forno a temperatura media per una ventina di minuti o mezz’ora.
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…lasciare freddare, così si solidifica bene lo strato di more… ed ecco a voi Madame La Crostata di More!
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…ora scusate, ma ho una fetta che mi chiama.