…Robeeertooo?

Ormai è da più di un anno che ad intervalli random mi chiama sul cellulare una vecchietta, col birignao, la voce querula ed un marcato accento veneto, che quando rispondo chiede:

“Robeeertooo?”

vecchia

Tant’è che in rubrica l’ho salvata così: “Roberto?”, per riconoscerla: se non è aria, lascio squillare finchè non si stanca, oppure attacco; ma se sono in un momento in cui posso rispondere mi spiace lasciarla sola.

Credo che Roberto sia suo figlio, o suo nipote, e ogni tanto lei lo chiami (cioè chiama me) per sentire come sta, e magari le basta una voce dall’altra parte del telefono che le dica

“No, signora non sono Roberto, ma sto bene”.

Di solito la conversazione si svolge più o meno così:

Drrrrin!

“Pronto?”

“…Robeeertoo?”

“No, signora, non sono Roberto…forse ha sbag..”

“Me lo passaaaaa?”

“No, signora, ascolti, Roberto non è qui, le stavo dicendo che ha sbag…”

“O Dov’è allora Robeeeertooo?”

“E NON LO SO! SIGNORA HA SBAGLIATO NUMERO!”

Poi lei -forse- capisce e farfuglia qualcosa in veneto, prima di attaccare.

Ma ci sono momenti in cui non ho tempo nè voglia, di spiegare ad una vecchietta che non sono Roberto, e allora quando vedo il nome lampeggiare non rispondo.

MA.

Stamani la vecchia bastarda ha esagerato.

Mi ha chiamato con un altro numero, tipo alle 6:30.

Ecco, il segno che mi sto rammollendo è palese e preoccupante.

Perché mentre nella mia testa scorreva il film solito della mia vita parallela da eroina negativa, cioè io che le dico che Roberto è morto perchè l’ho ucciso, fatto a pezzi e dato in pasto ai maiali (lo so sono un po’ truce, ma saremmo tutti assassini se non governassimo l’impulso, no?), in realtà le ho risposto la solita solfa, anche se mi aveva chiamata a tradimento con un altro numero alle 6:30 di mattina,  distruggendo il rapporto di fiducia con tanta fatica fin qui costruito, a suon di teatrini telefonici degni di una capo-scout.

Ora mi domando se dovrò evitare di rispondere a numeri che non conosco, o se è meglio la versione dei maiali che banchettano coi poveri resti del Roberto che fu.

Certo è che se dovesse richiamare ad orari da fornaio, di Roberto e dei maiali glielo racconterò con la voce di un Jack lo Squartatore o della bambina de l’Esorcista.

Vecchia avvista mezza salvata.

Ah, Roberto, se è un piano per disfarti della vecchia dando la colpa ad un infarto, e magari ti lascia in eredità una villa Palladiana, visto che ci parlo più io di te con questa vecchia,

si fa a mezzo, eh.

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Dieci anni in più, sfitinzia.

Tu eri quella che a quindici anni sembrava la Cucinotta, o la Salerno, meraviglia di paese in cui tutti conoscono tutti.

Li avevi tutti ai tuoi piedi, e lo sapevi bene: sbattevi le ciglia, e ti portavi i capelli da un lato con la mano, sventolandoli con maestria.

Li avevi tutti ai tuoi piedi, e scherzavi con loro snobbando noi ragazze: troppo bambine, vestite a casaccio, che il massimo della trasgressione era mettersi un po’ di lucidalabbra (oddio com’era unto!).

C’è bisogno di dire chi preferissero, i ragazzi?

Io a quel tempo indossavo solo jeans ed ho il ricordo terrificante di un paio di bretelle rosse, che adoravo.

Parlando con noi altre comuni mortali, ti vantavi raccontandoci

“…mi dicono tutti che sembro più grande, almeno dieci anni in più…”

e noi lì, babbee a bocca aperta.

Avevi un ragazzo “di Firenze” che veniva a prenderti in macchina per andare a ballare il sabato sera,

e noi lì, a sedere sul muretto, un po’ invidiose, ma soprattutto perplesse.

Ricordo parecchi dettagli: come masticavi la gomma, un po’ coatta, e che già ti facevi le sopracciglia e la riga nera di eye-liner, gli orecchini a cerchio, grossi come bracciali.

Davvero, un altro pianeta rispetto a noi ragazzine dell’età di mezzo.

Una venere mediterranea e sfrontata, nell’epoca dei Paninari e delle Sfitinzie very very arrapation.

Ecco: eri very very arrapation.

Quindi l’altra sera, quando ti ho incontrata per strada in tuta da ginnastica, sciatta, con le occhiaie e la coda bassa, con “almeno dieci anni in più” e di chili, in più, almeno venti…

Beh, credo capirai perché ti ho salutata volentieri, senza i miei dieci anni in più, né i venti chili.

Senza rancore, eh.

Solo per difendere la categoria, e le bretelle.