Dieci anni in più, sfitinzia.

Tu eri quella che a quindici anni sembrava la Cucinotta, o la Salerno, meraviglia di paese in cui tutti conoscono tutti.

Li avevi tutti ai tuoi piedi, e lo sapevi bene: sbattevi le ciglia, e ti portavi i capelli da un lato con la mano, sventolandoli con maestria.

Li avevi tutti ai tuoi piedi, e scherzavi con loro snobbando noi ragazze: troppo bambine, vestite a casaccio, che il massimo della trasgressione era mettersi un po’ di lucidalabbra (oddio com’era unto!).

C’è bisogno di dire chi preferissero, i ragazzi?

Io a quel tempo indossavo solo jeans ed ho il ricordo terrificante di un paio di bretelle rosse, che adoravo.

Parlando con noi altre comuni mortali, ti vantavi raccontandoci

“…mi dicono tutti che sembro più grande, almeno dieci anni in più…”

e noi lì, babbee a bocca aperta.

Avevi un ragazzo “di Firenze” che veniva a prenderti in macchina per andare a ballare il sabato sera,

e noi lì, a sedere sul muretto, un po’ invidiose, ma soprattutto perplesse.

Ricordo parecchi dettagli: come masticavi la gomma, un po’ coatta, e che già ti facevi le sopracciglia e la riga nera di eye-liner, gli orecchini a cerchio, grossi come bracciali.

Davvero, un altro pianeta rispetto a noi ragazzine dell’età di mezzo.

Una venere mediterranea e sfrontata, nell’epoca dei Paninari e delle Sfitinzie very very arrapation.

Ecco: eri very very arrapation.

Quindi l’altra sera, quando ti ho incontrata per strada in tuta da ginnastica, sciatta, con le occhiaie e la coda bassa, con “almeno dieci anni in più” e di chili, in più, almeno venti…

Beh, credo capirai perché ti ho salutata volentieri, senza i miei dieci anni in più, né i venti chili.

Senza rancore, eh.

Solo per difendere la categoria, e le bretelle.

…Frida Kahlo???

Le conversazioni surreali con la Princi bambina lasciano spazio sempre più frequentemente ad osservazioni e puntualizzazioni da signorina.

Ieri in macchina mentre tornavamo dall’allenamento di basket, mi ha confessato che quasi tutte le sue compagne di classe hanno il “ragazzo”, e che tutte hanno espresso perplessità e stupore alla notizia che lei, invece, non ce l’ha.

Argomento della conversazione che ne è scaturita è stata la questione “maschi”.

“…mamma scusa, eh, ma…ma cosa se ne fanno del ragazzo?”

“GULP! Effettivamente, non saprei…”

“…mamma, via! Ma come faccio a trovare uno che mia piace? Intanto, deve essere MINIMO intelligente e bravo a scuola, e più alto di me…”

“Brava, fondamentale.”

“…poi, CICCIO, devi essere più bravo di me a Basket, sennò non ti guardo nemmeno!”

“..eh sì, è importante avere degli interessi in comune…”

“…e poi mamma, oh! Come mi hai sempre detto, noi Donne Spartane abbiamo bisogno di avere con noi uomini che siano più maschi di noi…”

“Giusto, brava Princi.”

“Via mamma, ma posso essere interessata a uno che si fa le sopracciglia???”

“…ehhh..no, direi di no.”

“…non me le faccio nemmeno io…anzi mamma, forse dovrei…Guarda qui, sembro Frida Kahlo.”

Io ho guardato quei due invisibili peletti biondi fra un’ala di gabbiano e l’altra ed ho accettato la richiesta vezzosa.

Quindi stasera, manicure e sopracciglia fra ragazze.

Noi Donne Spartane dopo tutto, abbiamo anche una classe ed una reputazione da mantenere.

Solidarietà fra esseri in via d’estinzione

Siamo il 2% della popolazione mondiale, sapete?

Noi pel di carota, intendo.

Con tutte le sfumature dal mogano al biondo rame, siamo una punta di spillo sul pianeta terra.

E, senza scherzi, siamo in via d’estinzione, perché il nostro è un gene recessivo.

Anche un po’ imprevedibile, salta fuori in famiglia e giù tutti a pensare chi c’era fra gli avi col capello rosso.

Nel mio caso, è stato per dispetto.

Mia madre col pancione sosteneva che “Maschio o femmina non importa. Basta che non abbia i capelli rossi perché non li sopporto!”.

DANGHETE.

Detto-fatto, ecco il primo cerino della famiglia.

Mio padre si è vantato spesso di essere così comunista che il rosso mi ha colorato la testa.

In più sono anche mancina, forse non ha tutti i torti.

E comunque, ci riconosciamo da lontano fra noi.

Senza ombra di dubbio, riusciamo a capire se la chioma è naturale o “tinta”.

Stamani io e la Princi (che per la cronaca è bionda) siamo entrate in un bar, il nostro solito è chiuso per ferie.

La ragazza dietro al bancone, espressione stanca, distante, non ha nemmeno risposto al nostro buongiorno.

Occhi bassi, ha indicato con la pinza per i dolci la brioche per capire quale stessi chiedendo.

Non ha fiatato nemmeno preparando il cappuccino, è rimasta voltata di schiena mentre le chiedevamo anche un latte tiepido per la Princi.

Poi alla cassa, chissà perché, ha alzato lo sguardo e si è illuminata.

“Lei è rossa naturale, vero? Lo so perché lo sono anch’io!”

Si è aperta in un sorriso, e ci ha raccontato metà della sua vita.

Da quando alle elementari ha subìto gli sberleffi dei compagni, di quanto ne ha sofferto, delle lentiggini, fino a quando al compimento della maggiore età, svincolata dall’autorizzazione necessaria dei genitori, è tornata a casa con una chioma corvina.

Lo aveva già fatto a suo tempo Anna dai capelli rossi, per lo stesso motivo.

Eh, sì perché le possibili reazioni dei rossi di capelli, sono due:

o il rifiuto, ed il tentativo di mascherare la vergogna che ti è toccata in sorte;

o l’orgoglio prepotente e quasi molesto.

Io ovviamente appartengo alla seconda categoria.

Credo di aver avuto il primo moto di ribellione in prima o in seconda elementare: dopo l’ennesimo sfottò, ho fatto a botte selvaggiamente con una bambina per difendere la mia testa di cerino. Ovviamente, in quanto rossa e diabolica, ho vinto, ed ho realizzato di essere l’unica rossa in classe, e che eravamo solo due in tutta la scuola. Una Rarità.

E poi via via negli anni, si impara ad affrontare anche le domande idiote, come nel film “i ragazzi della cinquantaseiesima strada”, quando Matt Dillon chiede a Diane Lane se è rossa anche “sulle sopracciglia”, intendendo chiederle di ben altre parti del corpo, e l’immagine doppia ed opposta che si ha delle donne dai capelli rossi nell’immaginario collettivo: siamo dipinte in due versioni opposte, cioè bombe sexy alla Jessica Rabbit o Rita Hayworth, tostissime alla Ribelle The Brave, o creature innocenti nate dalla spuma di mare, sognanti, bucoliche e naturalissime.

E poi fra l’altro ci manca l’anima, siamo cattive, bugiarde, puzziamo, e chi più ne ha più ne metta.

Siamo diaboliche tentatrici, o creature evanescenti?

…come dire; decidetevi.

E magari fate in fretta, fra cent’anni non esisteremo più.

Addomesticami

Sto aspettando domani.

Domani c’è il saggio di danza della Princi…oggi mi godo l’attesa e mi preparo.

Mi farò una maschera all’argilla, il colore fai da te come le dive di Hollywood delle pubblicità tanto non cola, lo scrub fai da te con il bagnoschiuma idratante e il sale, poi mi farò anche la messa in piega, fai da te.

Mi farò un altro caffè, una grolla di caffè, e forse mi metterò anche lo smalto, esageriamo, anche ai piedi.

Così domani, al saggio di danza della Princi mi sentirò fichissima, e chiederò all’Omone che sopporta ancora le mie domande retoriche

“…ma io sono brutta come quella?” , per farmi dire “no, amore, non così brutta”, e poi farò finta di arrabbiarmi perché ha sottinteso che un po’ brutta io lo sia, e poi andremo a cena in quella trattoria vicino al teatro dove siamo andati lo scorso anno.

E poi inizierà il saggio.

E io e l’Omone siederemo vicini come due fidanzatini, e gli stringerò forte la mano sul bracciolo della poltrona, e staremo con le gambe in tralice, perché abbiamo gambe da cicogne e non entriamo mai nelle poltrone dei teatri.

E quando entrerà la Princi avrò il groppo in gola, e il cuore nelle tempie, e suderò come una fetta di pecorino al sole, e avrò un sorriso da paura.

E La Princi farà quello che sa fare, e mi sembrerà la più brava, la più bella, la più tutto di tutte.

E mi rende già felice questo pomeriggio di attesa e di mezzi preparativi.

pp

Mi hanno addomesticata di brutto, quei due.

Essere mamma di una figlia femmina

Nell’epoca delle veline, delle olgettine, della bellezza a tutti i costi, essere mamma di una femmina diventa un ruolo di grande responsabilità.

Tempo fa ho trovato questo breve video,

Parla a tua Figlia, prima che l’industria della bellezza lo faccia per te

che spiega bene cosa stiamo vivendo: fra l’altro mi sembra interessante anche il fatto che sia parte di una campagna (Per la Bellezza autentica) promossa da “Dove”, un prodotto di bellezza.
Della campagna fanno parte diversi video, che mostrano come sia stravolta e lontana dalla realtà l’idea di bellezza che cercano di propinarci: lo scopo della campagna è quello di aprire gli occhi alle acquirenti del prodotto di bellezza, svelando i trucchi delle pubblicità, e facendoci notare come siano ripetute ossessivamente immagini e parole che ci guidano ad essere come ci vorrebbe l’industria della bellezza: viene in mente il film “la donna perfetta“, e dovremmo domandarci se l’immagine FEMMINILE che vogliono, è la stessa che vogliamo noi.

Per noi stesse e per le nostre figlie.

Credo sia importante ogni tanto ricordare che il corpo non è che la copertina, e ciò che conta è quanto sia bello il libro che racchiude; che non vuol dire tralasciare la cura dell’aspetto, ma nemmeno farlo diventare il fulcro e la parte migliore che abbiamo da “mostrare”.
Soprattutto con una figlia in crescita, che deve sviluppare un senso di sé che vada oltre l’apparire…

…a meno che non ci vada bene avere per casa una velina in erba!

 

Gufetti sulle unghie: naif-nail!

Le abbiamo viste in tutti i colori: striate, zebrate, metal, a pois, con le borchie…ma non erano abbastanza Princi.

…mamma, le vorrei un po’ più….ma un po’ menoooo….

Più colorate, forse? Meno fatali, può essere…troppo zebra, troppo candy, troppo serie…

Ma queste…queste sono Princi ASSAI!

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Ovviamente in technicolor…con sorpresa sui pollici!

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…la testa del gufetto si fa usando come stencil uno di questi anellini salvabuchi per i quaderni di scuola…

salvabuchi

…la pancia del gufo con una pennellata tonda di un colore a contrasto, ed il resto…

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….il resto con un po’ di pazienza, ed un pennellino finissimo….

Basta poco che ce vo’?