Addestramento cani rigorosamente in tedesco.

C’era questa usanza, qualche tempo fa, di addestrare i cani con comandi in tedesco.

“SITZ!” “PLATZ!” “KOMM!” “FUSS!”.

Non ho mai capito se fosse perché le razze più diffuse erano il dobermann ed il pastore tedesco, e quindi si parlava nella loro lingua (!?!!?) o perché il tedesco fa questo effettaccio di imposizione perentoria e si sperava quindi che il cane si arrendesse al volere superiore del “padrone” così deciso e kapò.

E ovviamente, a parte i convintissimi e ultras del metodo “auf deutsch”, in realtà nella gente comune, passato il primo momento di curiosità, il metodo ringhiato in tedesco faceva un po’ ridere.

Ammettiamolo: leggendo il secondo rigo scritto in tedesco, si cambia espressione, si raddrizza la schiena e ci si atteggia a soldati.

Poi si ride di noi stessi.

E io sono di quelli che ne ha sempre riso, soprattutto quando ero piccola e mi controllavo ancora meno di adesso.

Ricordo di avere riso con mia sorella, e con mio cugino che adesso è un educatore cinofilo, che è ben diverso dall’addestratore kapò, ed ottiene risultati che hanno del miracoloso, anche con cani che sono stati maltrattati, abbandonati e rinchiusi nei canili.

Abbiamo riso dei padroni di pastori tedeschi che lanciavano palline e urlavano “SUCH!” e poi dovevano sdraiarsi sotto le auto parcheggiate a ricercarle, perché il cane non ne aveva la minima intenzione.

MA poi arriva Ettore.

Che ci fa, non ci è, abbiamo appurato.

Ettore che fa il bullo, e poi ti ricopre di baci e saliva schiumosa.

Ettore che ha raso al suolo il giardino dell’Eden che aveva ricreato mia mamma.

Ettore che continua imperterrito a salire sul divano se ci sale la Princi, perché è chiaro che sono cuccioli della stessa età e che se lo fa lei, lo fa anche lui.

Ettore che impazzisce di gioia quando rincasiamo, anche se sono sì e no dieci minuti che non ci vediamo.

E ognuno cerca di cavarsela con metodi più o meno convenzionali, perché Ettore ti fiacca e ti toglie il lume dagli occhi, mettendo a dura prova la pazienza e la resistenza di persone, animali, piante, oggetti che incontrano il suo cammino di gioia e devastante esaltazione.

E la ZiaSara, che già ho un po’ descritto qui, ha provato a rispolverare anche il metodo tedesco.

Ma è la ZiaSara, voglio dire, col tedesco non c’entra assolutamente nulla. Non credo abbia mai nemmeno aperto un libro di grammatica tedesca. Vada per la birra, i wurstel e le Birkenstock, ma per il resto, lei e la Germania sono diametralmente opposte.

La ZiaSara che quando mangia l’insalata immancabilmente, in qualsiasi contesto, momento, e tavolo, si trova una fogliolina di insalata non fra i denti, dove sarebbe normale, ma sotto il polso, appiccicata.

Ecco quindi la ZiaSara che raddrizza la schiena, cambia voce, si atteggia a soldato, ma che dico, di più, a colonnello, ancora di più, a comandate supremo delle forze armate, aggrotta la fronte e le sopracciglia, si contrae in una smorfia e con uno sforzo mostruoso si trasforma in una temibilissima SS che col dito indice alzato a monito urla baritonale con quanto fiato ha in gola:

“….UUUUUUMLAUT!!!!!!”

…voi ce non l’avete una sorella così!

Ti lovvo fratella.

Sul ponte sventola bandiera bianca.

Diamogli il beneficio del dubbio.

In fondo, ha solo sette mesi anche se pesa trenta chili. magari nel tempo, se non lo ammazzo prima, una giusta la infila.

Stiamo parlando di Ettore della Runa della gora di Balù, of course.

Io il beneficio del dubbio glielo do volentieri, ma lo so già: come si dice da queste parti ” E un capisce nulla.”.

Mettiamo da parte la fisicità tipica della razza, che aveva anche la Runa: lui passa sempre la parte. Giusto per fare un esempio, cosa succede quando ci si coccola? sbracati in terra, Ettore ti pesticcia come se fossi lo zerbino, perché vuole stare in collo, come quando aveva due mesi. Va bene, vieni in collo, bischerone. Non basta. Cosa fa, quel popo’ di un Albert Einstein?

Se lo gratti, per riconoscenza, come fanno i bravi cani, ti mordicchia coi denti davanti, per toglierti le pulci: lo faceva anche la santa Runa, ma c’è una differenza sostanziale: la Runa ti diceva “..oh, ferma un attimo luce dei miei occhi, non vorrei essere brusca e ferire la tua delicata epidermide, fammi togliere questa pulcina dal tuo polso, tu sei così carina a grattarmi, che mi sento amata e coccolata e voglio ricambiare questo gesto di affetto, con tutta la delicatezza di cui sono capace”. E coi dentini davanti, ammortizzati con maestria dal nasone a mo’ di airbag, toglieva dal tuo braccio una pulce immaginaria, con quel rito ancestrale di pulizia collettiva che vuol dire “siamo dello stesso branco, ti proteggo, ti rispetto, ti aiuto”.

Lo fa anche Ettore. Ma le pulci sono eserciti agguerriti contro i quali lui si scaglia urlando

“PULCI DI MEEERDAAAA!!!!”

…poco importa se ti deturpa il braccio, se ti affoga nella bava appiccicosa che cola copiosa dalle sue gote pendule: se l’eliminazione della pulce immaginaria esige un sacrificio umano, Amen. Ti travolge, ti sbavazza, ti sbrana un braccio per riconoscenza del grattino sulla buzza.

E poi c’è questa storia del maschio Alfa.

L’Omone è il maschio Alfa.

Di conseguenza, Ettore è il maschio Beta.

Il maschio Alfa esce di casa…chi comanda?

Hai voglia a tirarlo giù dal divano: scende Alfa, Beta può salire.

Io gli parlo, gli spiego, seria, e lui mi guarda con l’occhio acquoso.

Sinceramente non sono certissima che ci sia. O forse voglio sperare che ci faccia.

Fa tutte quelle cose stupide da cane circense: seduto, dai la zampa, batti il cinque…ma per resto è una tabula rasa.

Ieri sera l’ho portato fuori per fare i suoi bisogni. Quintali ed ettolitri di bisogni, quando li fa in casa.

Appena scesi, bravissimo, subito una millelitri di pipì.

Bravo Ettore, ora fai la cacca.

Per tutta risposta, trotterella verso il pallone.

No, Ettore, ora la cacca, il pallone lo prendo io.

E me lo nascondo dietro la schiena. E’ così doddo che se nascondi la palla dietro la schiena, per lui la palla non esiste più.

Mi si siede di fronte, tipo colloquio di lavoro.

“Ettorino, dai amore, fai la cacca che poi torniamo su…”

Lui mi guarda con quell’espressione perplessa e un po’ vaga e mi risponde “…PALLA!”

“No, Ettore, non ho detto PALLA, ho detto cacca.”

“PALLA” insiste lui.

“No Ettore, prima la cacca, dai.”

“PALLA!” per ribadire il concetto.

Va bene, dopo mezz’ora di conversazione CACCA-PALLA, gli do il pallone lanciandolo in aria.

Lui manca il rimbalzo (è doddo, ripeto), si gira e mi guarda dicendomi “…le magie che fai col pallone, oh! Ora non c’è, ora eccolo di nuovo! Ma come faiii??!”

Non ci fa: ci è.

Adorabile ritardato di un cane alla Rainman.

Mi arrendo. Sul ponte sventola bandiera bianca.

Ciao sono Ettore, e sono il cantante dei Pantera

Ciao pubblico!

Sono Ettore, il famoso can-tante dei Pantera.

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Stanotte ho tenuto un concerto esclusivo per la mia famiglia: forse per via di tutto quello che ho mangiato ieri, stanotte ho cercato senza risultato di vomitare l’anima.

La mamma, che è quella con l’orecchio musicale più sviluppato, dice che le sembravano i bei vecchi tempi, e più precisamente quella volta in cui è andata con la sua amica Francesca al centro sociale BUBU’ SETTETE a sentire suonare una cover band dei Pantera.

Il cantante latrava peggio di me, e dice la mamma che io sono più bravo.

Dopo tutta la notte in piedi a cantare nel corridoio,

“You keep this love, thing, child, toy
You keep this love, fist, scar, break
You keep this looooooooooooooove”

 erano tutti e tre svegli, scapellavano e pogavano, mi pare.

Oppure avevano sonno e ciondolavano da un muro all’altro, non lo so.

Comunque stamani ho vomitato due noccioli di ciliegia.

Non so se sono stati questi, per sicurezza proverò a cantare ancora.

Vi amo tutti, LOOOOOOOVE!

Ettore

ciao sono Ettore, e sono un piscione seriale

Mi ero quasi illusa, alla quarta notte di fila senza pipì in casa, che avesse imparato.

Ma stamani, dopo l’ennesima ricaduta, ho dovuto prendere una decisione: l’ho portato ad una riunione dei piscioni anonimi.

Sono rimasta con lui, fino a quando si è presentato:

“ciao, sono Ettore, sono un boxer di 5 mesi, e sono un piscione seriale…”

“Ciao Ettore”, gli hanno risposto in coro gli altri partecipanti alla riunione, dei quali non parlerò perché sono anonimi ed hanno tutto il diritto alla loro Privacy, e poi a quel punto sono uscita, e non so di preciso cosa si siano detti.

Così abbiamo iniziato questa terapia, che considero l’ultima spiaggia prima di provare col nodo.

E chi m’ha capito, m’ha capito.

E’ un caso disperato di inettitudine canina: stanotte lo abbiamo portato fuori due volte, e nonostante questo, stamani in casa nostra pareva di essere nelle campagne di Vercelli.

risaie

Come se non bastasse, mangia tutto. Qualsiasi cosa, a prescindere dal fatto che sia o meno commestibile.

Ha divorato una conca di bulbi di tulipani di mia madre, dopo ovviamente avere creato un cratere con raggio di circa sei metri, con la conca (vuota) come centro, e la terra che conteneva spalata a trecentosessanta gradi intorno, a distanze che solo lo scavare di un cane giovane e vigoroso può raggiungere.

Stessa sorte è toccata al cespuglio di salvia: almeno gli profumasse l’alito.

Oppure, ad esempio mentre stamani facevamo colazione, ha notato una mosca sul vetro della finestra:

ha saltato, ma non abbastanza per arrivare alla moschina: musata sul vetro, con conseguente sbavamento abbondante, unghiate sul telaio in legno, e mosca ancora lì a pulirsi le zampette di dietro.

Secondo salto, meno carpiato, in qualche modo sufficiente per raggiungere la moschina, che è letteralmente sparita fra la bava e le gote a braciola di Ettore.

Sparita proprio, tant’è che il genio canino non si è capacitato di dove fosse finita ed è rimasto impalato a guardare la finestra e a domandarsi “…ma dov’è?” per i successivi 5 minuti.

Dieci minuti di vani tentativi di spiegazione:”Ettore te la sei mangiata viva!”; lui imperterrito cercava la mosca…

A questo punto, lo abbiamo portato in giardino: la pioggia abbondante di questi giorni ha fatto spuntare vicino alle betulle dei funghetti a piccoli gruppi: c’è bisogno di dirlo?

Pareva la sagra del porcino. Finiti prima ancora di urlare “ETTORE, NOOOOOO!!”

Adesso è sulla sua brandina: ha sganciato finora rutti e score radioattivi di migliaia di chilotoni.

Pare si sia liberato, e ora chiede la pappa.

Quella, che è l’alimento che ci ha consigliato il suo veterinario, col giusto apporto calorico, che rispetta il fabbisogno nutrizionale di un cucciolo in crescita, invece, non gli va proprio giù, bisogna sempre condirla con qualcosa.

Proverò con un mix di mosche, cipolle di Tropea, salvia e funghetti.

Mmmmm! Che profumino!