Mantra della cestista

Io voglio la palla.

La voglio più di te che mi marchi stretto come un paio di slip di due taglie più piccoli, e che per farlo picchi come un fabbro dell’età del ferro.

Io voglio la palla più di te, delle tue compagne di squadra, di tutto il palazzetto.

Non permetterò a nessuno dei summenzionati di toccare la palla.

Malvolentieri la lancerò all’arbitro in caso di rimessa o palla contesa o tiri liberi, o -poche- altre rarissime eccezioni, in quanto le uniche persone alle quali lascerò la palla, sono le mie compagne di squadra.

Io voglio la palla e voglio portarla a canestro.

Per fare ciò mi alleno tutti i santissimi giorni, e sudo, e mi spello i piedi, mi tuffo sulle vaganti, mi aggrappo alle contese, metto a rischio il mio naso, le mie dita, la mie caviglie tutti i santissimi giorni.

Se non l’avessi capito, la palla è mia. Mi appartiene di diritto.

Io voglio la palla e voglio portarla a canestro, per me e per le mie compagne di squadra.

Se sei incaricata di marcarmi, beh, peggio per te.

Se credi che ti lascerò passare, beh, ti sbagli.

Se pensi di usare la forza, io userò la velocità. Se credi di essere veloce, spero ti piaccia seguire la mia scia.

Se credi di essere una campionessa, beh, noi siamo una squadra.

Se sarai un’avversaria nobile, noi saremo altrettanto; ma se giocherai scorretto, noi non saremo da meno e diverrai il nemico.

 
Io voglio la palla e l’avrò, voglio portarla a canestro e lo farò.
Ed ora che l’hai capito: try to catch me.

Cantami o Diva del Pelíde Achille l’Amore per Patroclo

Ora che a scuola c’è Epica, la Princi ne è felicissima e studia con un furore cieco, che mi fa intravedere lampi di universitaria nerd.

MA, come al solito, imperversa la polemica.

Certo è che con due genitori così, entrambi portatori sani di polemica feroce, non ci potevamo aspettare una figlia accomodante.

Domenica sera, nel ripasso della lezione di epica, l’Omone ha ricordato alla Princi (che in terza elementare ha ricevuto in dono e divorato Iliade ed Odissea, ovviamente in prosa per ragazzi) quale fosse la reale natura dell’amicizia fra Achille e Patroclo, e che quindi, la descrizione del suo libro di Epica per le scuole medie, cioè “fedeli amici” non rende bene l’idea di quello che in realtà legava i due eroici, furibondi, virilissimi guerrieri: l’amore.

E ne è scaturita una discussione, su come sia mutata l’idea ed il giudizio del rapporto omosessuale, sul fatto che fosse accettata “anche” fra due eroi che rappresentavano la forza MASCHIA, e che oggi invece non si dice, si fa di nascosto, ed i giovanissimi non trovano il coraggio di parlare dei gusti sessuali, ed i pochi che si esprimono o che appena si discostano dalla rassicurante NORMALITA’ sono oggetto di scherno se non di aggressioni (reali o virtuali) ferocissime.

E poi la discussione si è spostata sul perché sul libro di epica non c’è traccia di questo rapporto d’amore fra due uomini.

E quello che ha infastidito la Princi è stata questa edulcorazione, ai limiti della censura, che vede inopportuna, inutile se non dannosa.

Abbiamo avanzato un’ipotesi: forse perché è un argomento difficile da trattare in una classe prima della scuola media.

Ed in realtà è vero il contrario: cioè l’argomento è difficile da trattare proprio perché non se ne parla né se ne tratta sui libri, o fuori dai libri, in prima media.

Lunedì mattina, durante la lezione di Epica la Princi è intervenuta, obiettando che l’amicizia fra i due personaggi guerrieri, nel loro libro non era descritta come meritava, e non rendeva l’idea della verità: ha spiegato ad una classe di suoi pari che i due si amavano, e che non era un problema per la società di allora che lo facessero, ed ha risposto alzando gli occhi al cielo a quasi tutti gli interventi di cui possiamo immaginare il tenore, tranne ad un paio di cui ha trovato interessante la curiosità, in dialoghi del tipo:

“…e come facevano a fare dei figli e quindi garantire la trasmissione del nome????”

” Non era mica proibito il contrario, cioè le coppie eterosessuali, oh stolti!”

E via un’altra mezz’ora di discussione sulle corna alla moglie con un uomo.

Grossomodo questo il livello.

La professoressa ha lasciato che si placasse il caos esploso in classe come una flash-bang.

Poi si è rivolta alla Princi, ed ha riconosciuto la fatica ed il timore di sbagliare che sono stati prima nostri come genitori, nell’affrontare un tema certamente non semplice, e poi della Princi; e anche e soprattutto ha rassicurato lei, che si è esposta tipo eretica di fronte ad un tribunale-classe non proprio propenso all’ascolto.

“Hai ragione, non è ben descritto. E gli animali che hai in classe te ne hanno illustrato il motivo: non è un argomento di cui è facile parlare alla vostra età, perché non tutti sono disposti a porsi in maniera neutra, come hai fatto tu.”

Per la Princi, già trattare il problema è stata la soluzione del problema stesso: perché non ci dicono le cose come stanno? Ci trattano da imbecilli perché lo siamo, e poi si lamentano che siamo imbecilli, o siamo imbecilli perché ci trattano così?

L’appoggio della sua insegnante è stato fondamentale per darle conferma: domanda, confrontati, poniti il problema: non dei gusti sessuali delle persone, che sinceramente per quel che ci riguarda contano come le propensioni per i gusti del gelato; ma delle informazioni che ti danno, come te le danno, se sono complete, esatte, oggettive o viziate.

Mi ritrovo però a pensare anche al problema sorto nello specifico della discussione: cioè che invece, visti i risultati, bisognerebbe parlarne, eccome, dell’orientamento sessuale, ma dandogli davvero la stessa importanza che si da alle propensioni per il tutto cioccolata o il variegato alla malaga, o pistacchio e nocciola.

Trovare spunti anche su un libro di epica se necessario, ma parlarne, da ragazzini, per non trovarsi adulti impreparati e fobici nei confronti di ciò che non si conosce.

Quello che mi domando è se tornati a casa i compagni di classe di mia figlia avranno parlato con i genitori, e se avranno avuto un confronto, e di che tipo sarà stato.

E poi: fra quanto tempo devo aspettarmi un’invettiva contro l’oscurantismo religioso.

E poi fra quanto di lobby e massoneria.

Ed infine, se sono pronta.

Lei, la sollevatrice di folle e dubbi, già stamani ha evidenziato, con la Professoressa di storia, come sia facile che la religione, anzi le religioni, sfocino nel fanatismo e nel fondamentalismo.

E stasera abbiamo di nuovo affrontato il problema del libro di epica, stavolta da punto di vista della filologia.

Omone, abbiamo creato un mostro.

…Frida Kahlo???

Le conversazioni surreali con la Princi bambina lasciano spazio sempre più frequentemente ad osservazioni e puntualizzazioni da signorina.

Ieri in macchina mentre tornavamo dall’allenamento di basket, mi ha confessato che quasi tutte le sue compagne di classe hanno il “ragazzo”, e che tutte hanno espresso perplessità e stupore alla notizia che lei, invece, non ce l’ha.

Argomento della conversazione che ne è scaturita è stata la questione “maschi”.

“…mamma scusa, eh, ma…ma cosa se ne fanno del ragazzo?”

“GULP! Effettivamente, non saprei…”

“…mamma, via! Ma come faccio a trovare uno che mia piace? Intanto, deve essere MINIMO intelligente e bravo a scuola, e più alto di me…”

“Brava, fondamentale.”

“…poi, CICCIO, devi essere più bravo di me a Basket, sennò non ti guardo nemmeno!”

“..eh sì, è importante avere degli interessi in comune…”

“…e poi mamma, oh! Come mi hai sempre detto, noi Donne Spartane abbiamo bisogno di avere con noi uomini che siano più maschi di noi…”

“Giusto, brava Princi.”

“Via mamma, ma posso essere interessata a uno che si fa le sopracciglia???”

“…ehhh..no, direi di no.”

“…non me le faccio nemmeno io…anzi mamma, forse dovrei…Guarda qui, sembro Frida Kahlo.”

Io ho guardato quei due invisibili peletti biondi fra un’ala di gabbiano e l’altra ed ho accettato la richiesta vezzosa.

Quindi stasera, manicure e sopracciglia fra ragazze.

Noi Donne Spartane dopo tutto, abbiamo anche una classe ed una reputazione da mantenere.

Fugaci lampi di scorci futuribili: ovvero dell’ascesa e caduta in rapidissima successione di folgorazioni sulla via della conquista del mondo.

I piani per un futuro migliore di una Princi apprendista regina del mondo passano da mille vie, scorciatoie, allungatoie, traverse, pantani, palazzetti, palchi, ed aule e banchi di scuola.

Ha progettato con la sua amica e compagna della squadra di basket, la Fenicottera, di aprire una pasticceria gelateria per cani ed esseri umani: non viceversa, siate seri.

Principalmente per cani, poi se vuoi un gelato c’è anche per te essere umano che accompagni il tuo cane in gelateria.

“Da Princi e Fenicottera, gelati per cani e per voi”, suona bene, no?

Il progetto è collaterale a quello di giocare come guardia nella nazionale femminile di basket, e/o diventare prima ballerina dell’Opera de Paris: la decisione spetta ai geni della nostra variegata e pittoresca tribù, con avi che con grazia sovrana spaziano dai Watussi ai Pigmei:

l’Omone, due metri,

il suo nonno paterno (canottiere nazionale e paracadutista per dispetto) un metro e novanta;

la mia nonna paterna, un metro e ottanta;

così come:

la mia nonna materna (Pierina di nome e di fatto, nomen omen),

e la nonna Rosina dell’Omone, entrambe sotto il metro e mezzo.

Ovviamente, se prevarranno le mininonnine non giocherà guardia nella nazionale femminile di basket; né viceversa, potrà aspirare a diventare un’Etoile se diventerà una gigantessa.

Ma la gelateria resiste, ed è immune ai capricci della genetica: l’ho ascoltata spesso parlarne, ed è un progetto tallonato da quello dello studio veterinario e di psicologa, sempre per cani.

Oggi, ecco la new entry.

“Mamma, però sarebbe bello anche fare la scienziata, no? Mi piace studiare scienze, sì, proprio bello!”

“…cavoli, Princi, sì! Bellissimo!”

“…tipo scienziata pazza, inventare…boh, i CYBORG! Eh?

<<La Princi, scienziata pazza inventrice di cyborg!>>…Non suona bene?”

“…eh, allora non solo scienze…dovresti fare forse medicina o…INGEGNERIA!…è una bella facoltà, sì, mi piace!”

“…”

“…”

“…ingegneria?”

“Eh, sì, amore.”

“…mmhhh…allora meglio “Da Princi e Fenicottera, gelati per cani e per voi”.

Oh, vorrà dire che i cyborg, prima o poi, se ne faranno una ragione.

Vola, Princi.

Lei, treccia laterale, maglietta nera e jeans, stamani per il suo primo giorno di scuola media ha varcato la soglia della scuola con uno sguardo diverso.

L’ho lasciata lì, già grande, con un brillare negli occhi che si vedeva da ieri.

La schiena dritta, la testa alta, pronta e consapevole.

Ho visto le ore di esercizi alla sbarra diventare la grazia della linea del collo, il coraggio degli scontri per arrivare a canestro farsi scudo protettivo, le domande a bruciapelo che mi hanno fatto andare di traverso il fiato e la lingua trasformarsi in uno sguardo attento e curioso, le filastrocche dell’asilo fare largo alla playlist da ascoltare in cuffia un orecchio per uno con l’amica, cantando a squarciagola

“…You’re on a different road, I’m in the Milky way / you want me down on earth, but I am up in space!”.

Ho visto tutto cristallizzarsi insieme in quella creatura che amo con tutta me stessa, che vorrei proteggere dai dolori della vita, sapendo che invece posso solo cercare di fare in modo che sia pronta ad affrontarli, quando arriveranno, con le sue sole forze.

Così ho pregato Dei che nemmeno conosco, affinché il primo giorno non le lasciasse l’amaro in bocca.

Quelle fobie da mamma, tipo i più grandi che rubano merende e scarpe, appiccicano la gomma nei capelli, vessano i primini come e peggio che nell’esercito.

Ho aspettato l’uscita con la stessa ansia con cui si aspetta il risultato del gravi-test.

Non la vedevo uscire, mi ha trovato lei, con gli occhi brillanti più che mai:

“Mamma!” e mi ha saziato il cuore.

E poi ha parlato fitto fitto, della Professoressa di italiano che resterà 3 anni (non ci credo finché non lo vedo!), e vuole che leggano un libro al mese e ne facciano una recensione, del banco che ha scelto con una tattica elaborata da giorni, della compagna di banco che ha un diario carinissimo e blu e della Professoressa che ha chiesto chi si offriva volontario per disegnare la mappa della classe con la disposizione dei banchi “…e allora ho detto lo faccio io!”

“Mamma, mi sono DIVERTITA una sacco. E il Preside è proprio bravo, ci ha detto che se abbiamo dei problemi o dei dubbi, o delle curiosità, possiamo andare a parlare direttamente con lui, troppo bravo!”

Adesso che stiamo per andare a dormire, ha già preparato i vestiti per domani, lo zaino con la merenda, ed è nel suo letto a rileggere “La fattoria degli animali”, per farne la recensione per la Professoressa di Italiano.

Domattina mi saluterà davanti al cancello, e qualcosa cambierà per sempre: noi mighty girls siamo anche mamme fiere delle figlie che crescono.

Vola, Princi.

Soglia del dolore: livello PRO.

Mi ricordo di un Vecchio Generale Amico di Famiglia, che mentre panzona ero incinta della Princi, ci dette la sua benedizione, affinché potessimo gioire di una figlia femmina “ma con gli attributi”.

Non so se questa cosa mi dette più fastidio, o mi fece più sorridere.

Credo fosse preoccupato perché sapeva del desiderio spasmodico dell’Omone di avere un maschio, e che stesse cercando di indorargli la pillola.

Ecco, questo è il cappello, per spiegare se mai ce ne fosse stato bisogno,del clima in cui è cresciuta la figlia femmina dell’Omone. Un po’ come Lady Oscar.

Ma se devo dirla tutta, è una tradizione che si tramanda nella linea di sangue materna: quando ero una ragazzetta le mie amiche avevano il Sì, il Grillo, il Ciao.

Io un motorino da enduro. Passavo le giornate con mio cugino a smontare i pezzi, pulire il carburatore, spezzarmi tutte le unghie per il sugo di nulla, insomma.

Ma non divaghiamo, divago sempre.

Insomma c’è questa Princi che cresce in una casa dove la tradizione ti vuole forte come una roccia

E lei CI SGUAZZA.

Ieri pomeriggio, sale in casa dopo le scorribande con le amiche, e mi domanda alzando il mento:

“…mamma, ho qualcosa qui sotto?”

 

…ecco.

“Sì, amore, un buco!”

Lei, non se n’era nemmeno accorta.

La cacciata dal Paradiso ed il Bignami cinico.

Quando la Princi oggi ha varcato la soglia della scuolina per l’ultimo giorno di scuola, già sapeva cosa l’attendeva.

Anzi, lo assaporava. Aspettava l’ultimo lunghissimo giorno di penitenza.

Sapeva che quegli stessi compagni che l’hanno sfottuta per cinque anni dandole della secchiona (dimostrando di non conoscere nemmeno il significato della parola), quegli stessi che le hanno “smarrito” l’atlante, gli stessi bambini che hanno offeso le maestre, causato punizioni collettive peggio della sharia, oggi si sarebbero sciolti in lacrimevoli saluti e dichiarazioni spassionate di amicizia imperitura rilasciate sull’onda emotiva dell’ultimo giorno, volte in realtà a fingere una sensibilità d’animo e che in una qualche maniera che ci resta oscura, avrebbero dovuto colpire le maestre, dimostrando che sono tutti bravi bambini, e che si meritano forse un mezzo voto in più. (Eccheccacchio, Cla. Son tutte subordinate. Una principale ogni tanto metticela!)

Vedi maestra, si commuove anche la Princi, da quanto siamo bravi fanciulli.

Gli sdilinquimenti, le lacrime, gli abbracci, scene degne della cacciata dal paradiso.

NO, NON LEI.

“Ma a te…ma non ti dispiace?” chiede qualcuno alla Princi all’uscita.

“NO, NON MI DISPIACE AFFATTO. ANZI, NON VEDEVO L’ORA.”

Che sarebbe il Bignami di:

“Cosa di preciso mi dovrebbe dispiacere? Lasciare una classe (salvo poche eccezioni) composta da fannulloni buoni a nulla, che mi hanno presa in giro per cinque anni, salvo poi implorare aiuto alle verifiche ed alle interrogazioni? Perdere di vista gente che ha impedito il regolare svolgimento delle lezioni, e grazie alla quale non siamo riusciti a finire il programma di geografia? Oppure non mangiare più gli hamburger di segatura e le patate bruciate fuori e congelate dentro? O ancora, tornare a casa con una nota collettiva sul diario perché qualcuno ha buttato un libro fuori dalla finestra? O ti riferisci forse alla nostalgia che potrei avere di una maestra che mi corregge A TORTO un congiuntivo con un condizionale?”.

Ma lei ha capacità di sintesi, e sa contestualizzare.

E meno male che ancora non parla francese, altrimenti secondo me gli avrebbe risposto:

“…col   c*#zzo!!!”.