Cara Princi ti scrivo…

Cara Princi,

Non deve essere facile essere la Princi, col tuo stile strambo, costantemente diviso fra le due ragazze che covi nell’anima…ma tu lo fai in modo egregio.

Talvolta emerge la ballerina, e passi giornate a cinguettare, e profumi di Saint-Honoré.

Altre volte ti tuffi in un libro, e riemergi alla fine della storia, gli occhi da gufo e l’aria da Hermione Granger.

Altre ancora diventi un’arpia in picchiata sulla palla e strabili tutti, compreso l’Omone che ti paragona a Sasa Djordjevich, che sparava gomitate nei denti agli avversari e non si arrendeva mai.

Mi piaci in tutte le versioni.

Anche quando ripassiamo le formule di geometria, alle undici di sera, e io faccio finta di ricordarmele e ti dico di sì, seria, tanto so che l’hai detto giusto.

Anche quando ti fissi con una di quelle filastrocche:

“don-don-baby, don-don è l’ora della messicana, chuby chuby coccobello! Chuby chuby Ahuuuu-aaaa! Prugne-clips! Confetti-sai-clips! Mini-mini Clips! Mini mini discoteque!”, e fai quel mulinare di mani, clap-clap, di solito con la tua amica Bibi, e io ti guardo e mi domando se per caso non ti sia stato ciucciato via il cervello.

E ti volevo dire grazie, per quando mi fai morire dalle risate, raccontandomi cosa succede a scuola, enfatizzando e mettendo in scena una pièce teatrale solo per me:

“…e allora X mi ha chiesto se, visto che siamo alla fine dell’anno e vorrebbe alzare un po’ la media dei voti, insomma mi ha chiesto se gli potevo dare delle ripetizioni…e io gli ho risposto ma come? mancano due settimane alla fine della scuola, e adesso vuoi le ripetizioni per alzare la media? Non ce l’avresti fatta nemmeno ad iniziare in seconda!”

…e io rido e penso che sei proprio una mœrdina, e che questo sarcasmo patologico che hai te lo devo aver passato insieme al cromosoma dell’amore per la pioggia e per i cani.

Rido e mi riempio d’orgoglio, nel vederti crescere bella, intelligente, simpatica e modesta come la mamma e ‘gnorante e zolla di mota come il babbo.

Ok, ho esagerato, i suoi meriti ce li ha anche lui:

il vostro sorriso che mi manda in sollucchero, sembrate due copie;

…e la resistenza che hai, e quel modo di stare bassa sulla palla in difesa;

…e quella capacità innata di orientarvi, che se fosse per me ci perderemmo SEMPRE, visto che quando entriamo in un palazzo per la prima volta, quando usciamo vado SEMPRE nella direzione opposta a quella da cui siamo arrivati, e voi vi guardate interrogativi e preoccupati, e mi dite in coro “DI QUAAA!!”

…e l’impegno massimo che mettete in tutto quello che fate, fino a diventare testardi e insistenti, lo fate anche con me, e alla fine mi prendete per sfinimento e vi dico sempre di sì.

Mi riempio d’orgoglio nel vederti dare il massimo, a prescindere dal fatto che porti o meno i risultati sperati, perché so che ti servirà a non arrenderti quando sarai grande, e non potrò difenderti da tutti gli sgambetti che ti fa normalmente la vita, dalla compagna di scuola che ti frega il fidanzato, al raccomandato che ti passerà avanti nel posto di lavoro che ti spetta: io sarò lì per raccogliere i tuoi sfoghi, ma dovrai cavartela da sola…e so già che per il carattere che hai, troverai un fidanzato migliore, cancellerai la compagna di scuola dalla tua vita, e sputtanerai attraverso ogni canale possibile il raccomandato, fino a che, regina del mondo, con grande magnanimità, ti farai baciare l’anello per perdonarlo…

Princi tesoro mio, che ridi a scoppio con le tue amiche, e riconosci in loro pregi e difetti, differenze da te, e le ami così come sono e chiedi e pretendi che facciano altrettanto; che rispetti la vecchiaia, e ti intenerisci se incontriamo qualcuno che ti ricorda i bis-nonni che hai avuto ed amato come un dono grande; che non sbagli un congiuntivo nemmeno con quaranta di febbre, e cambi canale istintivamente quando passi da retequattro; che hai coniato con l’Omone l’appellativo “scusamaria” per quella generazione di coatti abbronzati e vestiti tutti uguali “…guarda mamma, c’è uno scusamaria”, c’è bisogno di spiegare il perché?

Princi che sai che una donna di carattere non ha mai un bel carattere, e che di conseguenza ti aspettano un po’ di casini per trovare qualcuno che non si spaventi di fronte ad una Mighty Girl, una Princi che non veste in rosa…

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E insomma, cara Princi, siamo alla fine delle elementari, che non si chiamano più così, ma “primarie”, e non c’è nemmeno più l’esame di quinta, che dava almeno un po’ di soddisfazione a quelli come te, ligi al dovere, preparati, consci e ben orientati, e faceva venire il primo cagotto serio a quelli come me, che dalle medie in poi ho sempre vissuto di rendita a scuola, ed ho fatto perdere delle notti di sonno ai nonni perché “è intelligente ma non si impegna”.

Princi, finisce un capitolo fra pochi giorni, ed è una storia, questa in cui sono la tua mamma, che mi appassiona da impazzire!

Tre cose ancora, da dire ed augurarti:

  1. non cambiare te stessa per compiacere gli altri
  2. prenditi tutto quello che ti spetta
  3. ricorda sempre che hai radici ben piantate, ed ali ampie e forti

con tutto l’amore di cui è capace la tua mamma.

…MORRO’ PECORA NERA.

Sono la pecora nera della famiglia, atleticamente parlando.

L’omone non è solo un atleta, è un triatleta: nuota, corre, pedala ed ha un fisico bestiale.

Non sente dolore, nè stanchezza, niente freddo o caldo o noia: lui, semplicemente, VA.

Macina distanze che mi metterebbero ansia solo a farle in macchina. Torna dalla piscina fresco come una rosa dopo avere fatto tipo 5000 metri; non parliamo della bicicletta: se scoppiasse un incendio in casa sarebbe la prima cosa a cui penserebbe. Of course, la bicicletta (anzi le biciclette) stanno in casa. E poi corre alla maniera di  Forrest Gump. Per fermarlo deve essere sedato, da lontano, per esempio con una cerbottana e le freccette da rinoceronte.

La Princi invece, è una acrobata interdisciplinare. non saprei come definirla…

Pratica danza classica, da quest’anno è sulle punte, leggera, elegante, precisa.

E gioca a minibasket: nella squadra mista (maschi e femmine) di Campi ed in quella femminile di Prato. Rapida, accanita, un po’ selvatica. Soffre spesso di trance agonistica: non si accorge di sanguinare dal naso, di essere paonazza in volto, di ringhiare alle avversarie.

Poi esce dal campo e si ricompone, e torna ad essere la Princi: un po’ Sylphide, un po’ Arpia.

E poi ci sono io.

Più pigro di me in casa c’è solo il cane, e lo zerbino davanti alla porta.

Io proprio non sono capace. Ad esempio non ho solo paura dell’acqua: sono davvero ridicola. Ho uno stile mattone inimitabile: mi butti in acqua (non è un refuso, se non mi butta qualcuno, io non ci penso nemmeno) e vado giù in picchiata.

Con me non funziona nemmeno Archimede. Un corpo immerso nell’acqua, quando è il mio, affoga.

In bici a malapena me la cavo: la prima volta che ho agganciato il perno della scarpina sul pedale va da sè che non sono riuscita a sganciarlo in tempo e sono rovinata a terra, strada sterrata, bianca di sassolini. Una punizione divina per qualcosa che ho commesso altrove, in un tempo remoto, in un’altra vita.

Ma adesso basta! Mi sono detta. Compio quarant’anni, tutto cambierà!

Sai cosa? Omone, portami con te a correre.

Un delirio. QUARANTA MINUTI per fare quattro chilometri. Peggio di me solo Homer Simpson, e lo zerbino davanti alla porta.

Almeno, ingrati familiari che mi ritrovo, apprezzate lo sforzo.
Prima di dire “non ce la faccio più” ho aspettato di avere 206 battiti, non è uno scherzo. E’ mortale.

Invece loro due si alleano, e questa è la conversazione amabile di ieri sera a cena. SERPI.

“Sai Omone, oggi ho visto tizio, mi ha detto che ha ricominciato ad allenarsi dopo l’infortunio, ed era un po’ avvilito perchè ci ha messo più di un’ora per fare sei chilometri”

“SIE, icchè fa, va peggio di te?”

“…grazie, trovo molto confortante che tu mi utilizzi come termine di paragone negativo….”

“…no, ma, icchè c’entra…”

Interviene la piccola iena “…babbo, e io, quando siamo andati a corsa da casa all’ufficio della mamma e ritorno, quanto ci ho messo?”

…”no, vabbeh, Princi, ma te vai per forza meglio della mamma, sei allenata!”

“Se avete finito di prendermi per il culo, direi che io sono a posto”

“….”

“….”

Attimi di silenzio. Stanno addirittura per scoppiare a ridere, i due infamoni. Devo ASSOLUTAMENTE riguadagnare la mia posizione di membro indispensabile della famiglia. MOSTRI.

“…AH, SIIII?? SAPETE COSA? IO ORA VI LASCIO QUI E VADO VIA DI CASA! SCAPPO!”

La iena guarda l’Omone. Si mette le mani sui fianchi, sembra una scena di una sit com americana. CHE ODIO. Lo so che ora dice qualcosa. Ha imparato da me. Che orgoglio. Che rabbia! Infatti, carica. Prende la mira, inarcando il sopracciglio. E spara:

“…sì mamma, ok, scappi di casa. Magari a corsa, eh?”

ONE SHOT, ONE KILL.

Risate incontenibili dei  miei due (ex)familiari.

Mi ritiro a leccarmi le ferite.

Sgrunt.

Credo che non vi laverò più i panni.

Vi allenerete coi calzini sporchi, cari miei.