Quando è giovedì ma è ancora lunedì.

Quando tutti i giorni inciampi in qualcosa che ti fa pensare che oggi è una giornata di merda, e quindi per definizione è lunedì.

Lunedì: non trovare parcheggio per dodici giri di due minuti l’uno, cioè girare per venticinque minuti e convincersi che in quel parcheggio le macchine non si mettono a lisca di pesce ma a mammatroia, entrare nell’unica palestra che faccia pilates in orari da mamma, e nella quale avevi riposto tutte le tue speranze e scoprire che l’insegnante sembra la sorellastra di Cenerentola, ma più cattiva, che ti fa sganasciare su un materassino, a freddo, e pretende una torsione del busto che nemmeno Sir Biss…

…quando in realtà ti senti parecchio Lady Cocca.

lunedì bis: pestare una cacca di cane, no aspetta questa l’ha fatta un toro, e non l’ho pestata, ci sono infilata dentro a mezza-gamba. Prima settimana di dieta, che la fame sia con me. Cosa non darei per un panino col lampredotto ed una birra.

lunedì ter: l’Omone che torna dalla visita ortopedica con uno stop di tre settimane in cui grugnirà, sbufferà, maledirà quella piccola ciste nel bel mezzo del suo ginocchio destro, senza trarne beneficio alcuno. E poi: farsi prendere dal terrorpanico al pensiero che probabilmente il torneo regionale di basket nel quale selezioneranno le Azzurrine (sì, azzurrine nel senso che sono le nuove leve delle Azzurre) per il quale la Princi si sta allenando da ottobre, e la rassegna di danza classica (giudici i direttori dell’American Ballet di New York) per la quale la Princi si sta preparando da ottobre, avranno la brillante idea di andare sottobraccio l’8 e il 9 marzo.

lunedì quater: macchina dal meccanico, nonno che ci accompagna a scuola e lavoro (n.d.r. ricordarsi di erigere monumento equestre al Nonno Pensatore) arrivare in ufficio ed accorgersi di aver lasciato il telefono a casa, prendere in prestito la macchina del Nonno, correre a casa ed accorgersi di aver lasciato le chiavi insieme al telefono: sì, in casa. Correre a piangere aiuto dalla Nonna che ha la chiave di riserva, recuperare telefono, chiavi, e ripartire al galoppo (trenta metri, poi traffico) verso l’ufficio.

In ognuno di questi lunghissimi lunedì la Princi ha avuto almeno una verifica di fine quadrimestre, ciò vuol dire che ogni lunedì sera, prima del giorno dopo, dagli di ripasso: Carlo Magno, verbi ausiliari in francese, espressioni con le potenze, temperatura, calore, calore specifico e loro misurazioni.

Almeno una nota di ilarità me la porta ancora lei:

“Mamma, in classe i miei compagni mi hanno detto che se durante le verifiche hanno bisogno di aiuto, mi chiameranno con un colpo di tosse: HEM! HEHEM! per non farci sgamare dalla Professoressa…”

“E Com’è questo metodo, funziona?”

“…mah. ‘nsomma…stamani in classe pareva ci fosse un’epidemia di tubercolosi!”

Teniamo duro. Manca solo un lunedì, e finirà anche questa settimana.

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