Mantra della cestista

Io voglio la palla.

La voglio più di te che mi marchi stretto come un paio di slip di due taglie più piccoli, e che per farlo picchi come un fabbro dell’età del ferro.

Io voglio la palla più di te, delle tue compagne di squadra, di tutto il palazzetto.

Non permetterò a nessuno dei summenzionati di toccare la palla.

Malvolentieri la lancerò all’arbitro in caso di rimessa o palla contesa o tiri liberi, o -poche- altre rarissime eccezioni, in quanto le uniche persone alle quali lascerò la palla, sono le mie compagne di squadra.

Io voglio la palla e voglio portarla a canestro.

Per fare ciò mi alleno tutti i santissimi giorni, e sudo, e mi spello i piedi, mi tuffo sulle vaganti, mi aggrappo alle contese, metto a rischio il mio naso, le mie dita, la mie caviglie tutti i santissimi giorni.

Se non l’avessi capito, la palla è mia. Mi appartiene di diritto.

Io voglio la palla e voglio portarla a canestro, per me e per le mie compagne di squadra.

Se sei incaricata di marcarmi, beh, peggio per te.

Se credi che ti lascerò passare, beh, ti sbagli.

Se pensi di usare la forza, io userò la velocità. Se credi di essere veloce, spero ti piaccia seguire la mia scia.

Se credi di essere una campionessa, beh, noi siamo una squadra.

Se sarai un’avversaria nobile, noi saremo altrettanto; ma se giocherai scorretto, noi non saremo da meno e diverrai il nemico.

 
Io voglio la palla e l’avrò, voglio portarla a canestro e lo farò.
Ed ora che l’hai capito: try to catch me.