VICINI DI CASA, 2. Scinn’a bbassc, ovvero La carica dei Vincenzo.

…sarà per far prima. Voglio dire, ne chiami uno e si girano tutti.

In quella famiglia, i figli maschi si chiamano tutti Vincenzo. Che fra l’altro è un nome che mi piace tantissimo, ma è un po’ abusato. Soprattutto in quella famiglia.

Il Vincenzo più piccolo, che ha circa quattro anni, è un imprenditore di se stesso. Si sta facendo da solo, pomeriggi interi in cui strappa l’intonaco dal muro del palazzo di fianco, e nessuno che si affacci alla finestra a dire “non si fa”. Poi, con i pezzi di intonaco, scarabocchia il piazzale con gli altri bimbi. Non è che può fare tutto da solo, eh!

Fosse stato il piccolo del gruppo quando ero bambina io, gli avremmo dato il nome di “Piaga”.

Da queste parti, si dice di qualcuno che “è una piaga” quando si lamenta, piagnucola e si comporta in maniera fastidiosa.

Purtroppo si è persa l’abitudine di non interferire nei giochi dei bambini: quando ero piccola eravamo una truppa di venti bambini, in età variabile dalle medie alla materna, ed ognuno sapeva rispettare il proprio ruolo. Si imparava “on the spot”, che fino a che non si è abbastanza grandi (o forti e ‘gnoranti) non si può pensare di comandare il gruppo, che se “stai nel tuo” fila tutto liscio, altrimenti può capitare di fare a botte. E si sapeva che ci stava di prenderle e di darle; e quando si prendevano si stava zitti, muti a leccarsi le ferite, sperando di essere riammessi al più presto nel gruppo, e si apprendeva anche che la velocità di riammissione e la durata dell’esilio dipendevano anche dal fatto di chiedere scusa, e riconoscere di avere torto, o meno.

I più grandi facevano un po’ da supervisori, si assicuravano che non ci fossero soprusi, e ristabilivano l’ordine con qualche scapaccione bonario, o con giudizi da Re Salomone: hai rotto per dispetto la bambola di X, per punizione ti buco il pallone, oppure hai fatto uscire il sangue dal naso a Y, per una settimana nessuno giocherà con te; hai barato a nascondino, doccia di gavettoni; hai offeso la mamma di tizio, se te le suona di santa ragione, nessuno interverrà in tuo aiuto.

E via discorrendo.

Si imparava che ad ogni azione corrisponde una reazione.

Non si può pensare di “commetterla” e passarla liscia tutte le volte, questo è quello che si imparava.

Ricordo il motto: “La prima volta si avverte; la seconda si perdona; ma la terza si bastona.”

E finché non entravano di mezzo i genitori filava tutto liscio: si litigava, ed il giorno dopo si era di nuovo amici come e più di prima.

E’ un gioco delle parti che i bimbi di oggi hanno perso. Non si misurano più fra di loro, c’è sempre un adulto che supervisiona e stabilisce le regole, cosicché quando li si lascia fra pari non sanno più imporsele, ognuno pensa di poter fare cosa vuole, e non sanno più confrontarsi.

Fatto sta che Piaga pretenderebbe di decidere come, quando, dove e a cosa giocare. E probabilmente, la famiglia dei Vincenzi glielo lascia fare.

Stacca l’intonaco, rompe le piante negli spazi comuni, ci lascia i giochi sparsi dappertutto, salvo poi piagnucolare perché ne ha trovato uno rotto, o lo ha perso.

Inoltre, e questo proprio non è tollerabile, lancia i famosi pezzi di intonaco ad Ettore in giardino.

Ma proprio in virtù del fatto che non si dovrebbe intervenire nei giochi di cortile dei bambini, avevamo sempre lasciato correre.

Ecco che sabato, Piaga è riuscito a passare la parte.

Io e la Princi stiamo tornando dal supermercato. Appena lei scende di macchina, Piaga la apostrofa così:

“ECCO LA SCEMA! E’ ARRIVATA LA SCEEEEMAAAAAA!”

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La Princi si dirige verso Piaga, e gli domanda a chi si stia riferendo. Lui, che non è abituato a confrontarsi con gli altri, sussulta, e lascia cadere il palloncino che tiene in mano. La Princi, come si fa coi bambini bizzosi, gli sequestra il palloncino, e gli dice:

“Questo lo tengo io, così vediamo se impari a non offendere le persone!”

Neanche il tempo di salire in casa. Scampanellata da bombardamento, incendio, assassinio o invasione aliena.

Schieramento da guerra di tutta la famiglia dei Vincenzi, padre, madre, zii, cugini, e naturalmente Piaga che piagnucola.

Li affronto da sola.

QUESTA! E’! SPARTA!

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Anche di fronte alla famosa sceneggiata co’ ‘a pummarola ‘n coppa (mancava solo Nino D’Angelo col suo caschetto d’oro!), mantengo la mia posizione.

MA LORO RIVOGLIONO IL PALLONCINO.

“Piaga è piccolo”, sostengono.

“Sì, e maleducato!” Rispondo. “Fatevi spiegare cos’è successo, prima di difenderlo a spada tratta!…e non è la prima volta che si comporta male, ma non abbiamo mai ritenuto opportuno intervenire.” aggiungo. “Dovreste capire che se pensiamo di accorrere per ogni screzio fra bimbi, parte una guerra senza confine…”

A questo punto iniziano a parlare tutti insieme, convinti che abbia ragione chi urla più forte.

“Scusate, ma adesso ho molto da fare, e QUI non siamo abituati a risolvere i problemi urlando, e facendo piazzate da mercato, QUINDI, se non avete intenzione di abbassare i toni, io andrei.”

“E IL PALLONCINO?”

Min*#ia, il palloncino! Di tutto il contesto non c’è traccia.

Forse nella famiglia dei Vincenzi il palloncino rappresenta un Dio benevolo, o uno strumento di potere, o chissà cos’altro che mi sfugge perché non appartengo alla tribù.

“Il palloncino l’ho buttato via.”

PAUSA.

Sguardi destabilizzati. Ma che, sarà mica stato un cimelio familiare, un lare, un totem DAVVERO?

“Se vuoi ho questi due nuovi. Il tuo non c’è più”.

Piaga allunga la mano, prontamente uno degli altri Vincenzi lo blocca.

Non serve un altro palloncino, serve il suo.

Resto ferma nella mia posizione. Ora diventa un punto di principio.

Cristosanto, un palloncino diventa un punto di principio.

“Che vogliamo fare? Il palloncino non c’è più, ma ne ho altri DUE (magnanima!)…se poi Piaga resta senza, non è certo colpa mia!”

Gestualità e idioma dei Vincenzi diventano appositamente esasperati, ora pare davvero di essere al mercato del pesce.

Mi aspetto da un momento all’altro di vedere arrivare uno scugnizzo con le bionde di contrabbando o una Sofia Loren panciuta che canta “tene ‘a panza-za-za-zà”.

Ed è veramente divertente e spassoso, ma bisogna mantenere un contegno.

Piaga si dispera, ora sono loro che gli hanno tolto il gioco…io mi stringo nelle spalle e lo guardo come per dire “..io te lo avevo offerto, ma LORO non vogliono!”, e ripeto:

“…allora, Signori, se abbiamo finito, io vado! Arrivederci!” e il presepe si allontana verso il suo pianerottolo.

Forse Piaga prima o poi capirà. Ma forse è già troppo Vincenzo.

Del Giudizio Della Gente, ovvero l’Invettiva e i Soggettoni.

Ora basta.

Il prossimo, che non sia Caterina Caselli, che si azzarda a dire in mia presenza che non è giusto essere giudicati “dallaggente” prende una zifonata fra il moccio e la bava.

La capacità di “giudizio” è necessaria alla sopravvivenza: non è presunzione, è salvaguardia della specie, è funzionale all’evoluzione.

Il giudizio divino è per chi ci crede. Io credo nel mio. Oltre che in quello della magistratura. Magari ci andassero giù pesi come faccio io.

Non smetterò di giudicare CAFONE il tizio autoabbronzato che si specchia storcendo il labbro ed alzando il sopracciglio su ogni superficie riflettente, compresa la porta a vetri del mio ufficio, ciccio ti vedo anche i peli del naso, abbozzala.

Non smetterò di giudicare STRONZA vacua, inutile e dannosa la disoccupata che cerca solo lavoro in nero, così non mi aumenta l’ISEE, che fa domanda per le case popolari e poi afferma giuliva con tanto di duckface sul suo profilo FB “I LOVE SHOPPING!!!”, e sfoggia abbigliamento solo ultralogo ma mezzo tarocco perchè chi ce li ha i soldi, non vado mica a rubare? salvo poi lamentarsi di tutti questi extracomunitari vucumprà e ‘sti cinesi che copiano l’Italian Style. Sappia la pulzella che continuerò a giudicarla finchè morte non ci separi.

Giudicherò volentieri anche il proprietario di SUV che mi sgassa in faccia mentre cerco di insegnare a mia figlia com’è bello andare a scuola in bicicletta, che fa bene alla salute e salvaguarda l’ambiente, ed oltre che giudicarlo, volentieri gli elargirò la mia generosa benedizione col dito medio. Come disse qualcuno “Diovoglia un tu ‘n arrivi ai’ Ponte alla Baccellina”.

Continuerò imperterrita a giudicare UNA CAGATA PAZZESCA (sempre sia lodato), quell’atteggiamento viziato dal buonismo, di carità verso i bisognosi. I Bisognosi hanno bisogno di solidarietà, della Carità ne hanno bisogno i fannulloni ed i caritatevoli. Iddio-li-fà-e-poi-li-accoppia.

Giudicherò ancora ed ancora IMPROPONIBILE la never-surrender che nonostante l’età si agghinda fino a perdere la dignità per andare a ballare in locali pieni di camicie bianche slacciate fino al pelo sullo stomaco da ladro di cocomero, e sostiene la tesi che “mi guardano tutti”. Chiediti perchè…Fatti delle domande. Anzi: Si faccia delle domande, Signora. Le do del Lei perchè i miei genitori mi hanno insegnato che alle persone anziane si deve rispetto. Se lo dovrebbe anche lei, quindi,  CristoSanto! si ricomponga.

E giudicherò finchè avrò fiato, o non sopraggiungerà l’Alzheimer tutti questi soggettoni, gioielli della società civile che ci meritiamo.

MA:

Giudicherò amorevole la BADANTE che porta ai giardini la nonna in carrozzina, come una bimba, rimboccandole sulle gambe la coperta scozzese, e carezzandole la testa. No, le carezze sulla testa non sono previste nel mansionario del CCNL dei domestici, quello è affetto e rispetto verso una persona. A GRATIS, nonostante sia merce rara.

Giudicherò sana la RABBIA della Princi, all’arrivo della dodicesima maestra in sostituzione che vortica in quattro anni in quella classe, e LUMINOSA la sua speranza che almeno resti fino alla fine della scuola (quarantadue giorni, è chiedere troppo?)

Giudicherò RARA l’immensa fortuna dell’avere una famiglia. Costruita giorno dopo giorno. Grazie ai sacrifici dei nonni, dei genitori, per darmi più di quanto avessero sperato per se stessi.

Giudicherò PREZIOSO ogni ragazzo o ragazza che incontrerò in biblioteca, libreria, corso facoltativo di qualsivoglia argomento o materia di studio.

 

E sappiate che ovviamente giudicherò anche voi, e che il giudizio sarà insindacabile, nonchè strettamente collegato al bottoncino “mi piace”.