Natale, biscotti ed altre sventure.

Uh! Quanto tempo sono stata via da qui!

Nel frattempo:

ci ha abbandonati la fedele twingo, ed abbiamo optato per un furgoncino che possa contenere borsoni, compagne di squadra, cane, e gambe dell’Omone, che di solito guida comodo come Homer sulla mini bici da clown.

La scommessa sul big match “Ettore vs decori dell’albero di Natale” non la pagavano nemmeno nelle bische clandestine, ed abbiamo potuto constatare che fra una caramella bianca e rossa di zucchero e menta ed una melina di polistirolo laccato, per Ettore non c’è differenza alcuna, le mangia entrambe con grande soddisfazione.

Ho assistito con strazio alla messa in scena dei canti di Natale a scuola della Princi, che mi aveva avvertita:

“…vieni, ma tanto facciamo una figuraccia.”

ah, c’era anche il solito tran tran, e nel mezzo, il Natale.

Io che di solito inizio a preparare decori, ricette, regalini verso ottobre, mi sono ritrovata a fare tutto nell’ultima settimana.

Quest’anno niente regalini comprati: gli amici hanno ricevuto i nostri biscotti a spirale fatti in casa (qui la ricetta) ben confezionati.

Abbiamo usato semplicemente sacchetti da pane di carta marrone, sotto-torta di carta, nastrini e bottoni per decorare.

…si mettono i biscotti al centro del sotto-torta…

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…e si racchiude tipo fazzoletto…

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…per poi inserire nel sacchetto marrone…

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…un po’ arrotolato, perché esca il bordo decorato di pizzo di carta…

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…ne abbiamo preparati un po’…

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…non devono essere completamente chiusi, i biscotti si devono poter vedere, ed annusare…

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…quindi si lascia un po’ aperto, e semplicemente si chiude con un nastrino, facendo un fiocco, o passandolo attraverso ad un bottone…

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…ecco un regalo da fare a chi saprà apprezzarne il valore…

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E ora prepariamoci per Capodanno!

Addestramento cani rigorosamente in tedesco.

C’era questa usanza, qualche tempo fa, di addestrare i cani con comandi in tedesco.

“SITZ!” “PLATZ!” “KOMM!” “FUSS!”.

Non ho mai capito se fosse perché le razze più diffuse erano il dobermann ed il pastore tedesco, e quindi si parlava nella loro lingua (!?!!?) o perché il tedesco fa questo effettaccio di imposizione perentoria e si sperava quindi che il cane si arrendesse al volere superiore del “padrone” così deciso e kapò.

E ovviamente, a parte i convintissimi e ultras del metodo “auf deutsch”, in realtà nella gente comune, passato il primo momento di curiosità, il metodo ringhiato in tedesco faceva un po’ ridere.

Ammettiamolo: leggendo il secondo rigo scritto in tedesco, si cambia espressione, si raddrizza la schiena e ci si atteggia a soldati.

Poi si ride di noi stessi.

E io sono di quelli che ne ha sempre riso, soprattutto quando ero piccola e mi controllavo ancora meno di adesso.

Ricordo di avere riso con mia sorella, e con mio cugino che adesso è un educatore cinofilo, che è ben diverso dall’addestratore kapò, ed ottiene risultati che hanno del miracoloso, anche con cani che sono stati maltrattati, abbandonati e rinchiusi nei canili.

Abbiamo riso dei padroni di pastori tedeschi che lanciavano palline e urlavano “SUCH!” e poi dovevano sdraiarsi sotto le auto parcheggiate a ricercarle, perché il cane non ne aveva la minima intenzione.

MA poi arriva Ettore.

Che ci fa, non ci è, abbiamo appurato.

Ettore che fa il bullo, e poi ti ricopre di baci e saliva schiumosa.

Ettore che ha raso al suolo il giardino dell’Eden che aveva ricreato mia mamma.

Ettore che continua imperterrito a salire sul divano se ci sale la Princi, perché è chiaro che sono cuccioli della stessa età e che se lo fa lei, lo fa anche lui.

Ettore che impazzisce di gioia quando rincasiamo, anche se sono sì e no dieci minuti che non ci vediamo.

E ognuno cerca di cavarsela con metodi più o meno convenzionali, perché Ettore ti fiacca e ti toglie il lume dagli occhi, mettendo a dura prova la pazienza e la resistenza di persone, animali, piante, oggetti che incontrano il suo cammino di gioia e devastante esaltazione.

E la ZiaSara, che già ho un po’ descritto qui, ha provato a rispolverare anche il metodo tedesco.

Ma è la ZiaSara, voglio dire, col tedesco non c’entra assolutamente nulla. Non credo abbia mai nemmeno aperto un libro di grammatica tedesca. Vada per la birra, i wurstel e le Birkenstock, ma per il resto, lei e la Germania sono diametralmente opposte.

La ZiaSara che quando mangia l’insalata immancabilmente, in qualsiasi contesto, momento, e tavolo, si trova una fogliolina di insalata non fra i denti, dove sarebbe normale, ma sotto il polso, appiccicata.

Ecco quindi la ZiaSara che raddrizza la schiena, cambia voce, si atteggia a soldato, ma che dico, di più, a colonnello, ancora di più, a comandate supremo delle forze armate, aggrotta la fronte e le sopracciglia, si contrae in una smorfia e con uno sforzo mostruoso si trasforma in una temibilissima SS che col dito indice alzato a monito urla baritonale con quanto fiato ha in gola:

“….UUUUUUMLAUT!!!!!!”

…voi ce non l’avete una sorella così!

Ti lovvo fratella.

Principe Ettore della Runa della Gora di Balù

...eccolo alle prese con un pericolosissimo serpente verde...

Il nome è altisonante, senza dubbio.

“Ettore” è il nome scelto dalla Princi; la Runa è stata la boxerina che ha cresciuto la Princi con l’imprinting canino,

e Balù

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era il trovatello meticcio con la coda a ricciolo più intelligente che sia mai esistito al mondo.

Quindi, sono nomi di buon auspicio che gli abbiamo affiancato, come i doni delle tre fatine Flora Fauna e Serenella (…io ti donerò il bel canto! Io la bellezza!, tutte doti indispensabili per fare la starlette!) senza grossi risultati, per ora.

Ettore è il boxer di Villa Villacolle: compirà 5 mesi fra pochi giorni.

Non sa fare niente di quello che ci si aspetta da un buon cane: è disubbidiente, pigro, sbava una specie di melma appiccicosa che ci costringe a continui cambi d’abito.

E lo amo alla follia.

Sgancia delle score equiparabili a bombe batteriologiche o flashbangs, e poi si guarda il sottocoda, quindi volge lo sguardo agli astanti attoniti e sgomenti, con quell’espressione da boxer, e dice:

“…ma che l’ho fatta io davvero?”, con aria soddisfatta ma un po’ preoccupata.

Non è che me lo immagino: lui parla davvero. Gli altri non lo sentono, io sì.

Ha sempre un punto di vista un po’ storto.

Ad esempio, non si spiega perché i nostri si chiamano “capelli”, ed i suoi invece “orecchie”, e perché mi ostino a spettinarglieli: proprio quando se li era sistemati pari pari uguali a Justin Bieber, arrivo io e glieli metto come Mick Jagger.

Oppure, questa storia che vado in bagno da sola: dice che è pericolosissimo, e che devo sempre aspettare che lui sia con me. Prima controlla che il buco con l’acqua sia vuoto,

poi mi posso sedere, fare quello che credo mentre lui sta lì vicino a me,

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mi protegge e mi conforta, poi lui controlla di nuovo, e dopo posso fare il rumore col bottone.

Stamani quando siamo andati a svegliare la Princi, l’ha guardata con gli occhi languidi e mi ha detto che per un boxer avere una Princi è il massimo: è sempre pronta a giocare, a portarti fuori, a pulirti gli occhi quando ti pizzicano forte. E che anche io non sono male, soprattutto quando aggiungo quel saporino ai croccantini e quando gli gratto la pancia. E subito dopo le ha graffiato la faccia ed un orecchio con una zampata da tigre, dicendo “BUONGIORNO, SISTA!!!!”

Fa solo quello, usa le zampe:

per salutare

per chiamarti

per raspare alla porta

per dare il 5 (sia hi five che low five, uuuuuhhh-yeaaaaah!!)

per rovesciare in terra la ciotola dei crocchi e dell’acqua

per pesticciarne il contenuto e spargerlo ben bene sul pavimento,

devo continuare?

Ma mi vuole bene, lo so.

La notte russa come un trattore, e sogna. Fa dei sogni terribili e bellissimi, talvolta ancora sogna di ciucciare dalla mamma, mette fuori un pezzetto di linguina rosa e ciuccia il nulla, biscicando. Mugola, con la bocca quasi chiusa e non si capisce una parola di quello che dice. E quando si sveglia non si ricorda nulla, gli chiedo “Ettore cosa sognavi?”

e lui “Ma chi io? Non dire sciocchezze, ero solo assopito, dormi-vegliavo su di voi e sulla vostra sicurezza” e ne sgancia una delle sue, per sicurezza.

Oppure ti tira il braccio mentre mangi, e dice “…scusa fammi vedere cos’hai in mano? E nel piatto? e cosa profuma così?” E tira in giù con quella zampa artigliante.

E’ ecologico e fotovoltaico: quando apro le finestre di casa, a seconda dell’ora e dell’inclinazione della luce del sole, si sdraia spaparanzato se la macchia di sole sul pavimento è abbastanza ampia, oppure si rannicchia, se è più piccolina…se invece c’è solo una strisciolina tipo raggio della morte…si mette lì con pazienza e cerca di leccarla via dal pavimento. Quando si sente abbastanza carico di luce solare, come segnale, ovviamente ne sgancia una delle sue. O anche più di una. Produce più gas di una mucca.

Non solo parla: scrive.

E’ ancora un po’ incerto, ed usa solo lo stampatello: ne ho le prove.

O solo io vedo in questa enorme scia di pipì la dichiarazione a lettere cubitali “T’AMO”?

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