Vola, Princi.

Lei, treccia laterale, maglietta nera e jeans, stamani per il suo primo giorno di scuola media ha varcato la soglia della scuola con uno sguardo diverso.

L’ho lasciata lì, già grande, con un brillare negli occhi che si vedeva da ieri.

La schiena dritta, la testa alta, pronta e consapevole.

Ho visto le ore di esercizi alla sbarra diventare la grazia della linea del collo, il coraggio degli scontri per arrivare a canestro farsi scudo protettivo, le domande a bruciapelo che mi hanno fatto andare di traverso il fiato e la lingua trasformarsi in uno sguardo attento e curioso, le filastrocche dell’asilo fare largo alla playlist da ascoltare in cuffia un orecchio per uno con l’amica, cantando a squarciagola

“…You’re on a different road, I’m in the Milky way / you want me down on earth, but I am up in space!”.

Ho visto tutto cristallizzarsi insieme in quella creatura che amo con tutta me stessa, che vorrei proteggere dai dolori della vita, sapendo che invece posso solo cercare di fare in modo che sia pronta ad affrontarli, quando arriveranno, con le sue sole forze.

Così ho pregato Dei che nemmeno conosco, affinché il primo giorno non le lasciasse l’amaro in bocca.

Quelle fobie da mamma, tipo i più grandi che rubano merende e scarpe, appiccicano la gomma nei capelli, vessano i primini come e peggio che nell’esercito.

Ho aspettato l’uscita con la stessa ansia con cui si aspetta il risultato del gravi-test.

Non la vedevo uscire, mi ha trovato lei, con gli occhi brillanti più che mai:

“Mamma!” e mi ha saziato il cuore.

E poi ha parlato fitto fitto, della Professoressa di italiano che resterà 3 anni (non ci credo finché non lo vedo!), e vuole che leggano un libro al mese e ne facciano una recensione, del banco che ha scelto con una tattica elaborata da giorni, della compagna di banco che ha un diario carinissimo e blu e della Professoressa che ha chiesto chi si offriva volontario per disegnare la mappa della classe con la disposizione dei banchi “…e allora ho detto lo faccio io!”

“Mamma, mi sono DIVERTITA una sacco. E il Preside è proprio bravo, ci ha detto che se abbiamo dei problemi o dei dubbi, o delle curiosità, possiamo andare a parlare direttamente con lui, troppo bravo!”

Adesso che stiamo per andare a dormire, ha già preparato i vestiti per domani, lo zaino con la merenda, ed è nel suo letto a rileggere “La fattoria degli animali”, per farne la recensione per la Professoressa di Italiano.

Domattina mi saluterà davanti al cancello, e qualcosa cambierà per sempre: noi mighty girls siamo anche mamme fiere delle figlie che crescono.

Vola, Princi.

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Cara Princi ti scrivo…

Cara Princi,

Non deve essere facile essere la Princi, col tuo stile strambo, costantemente diviso fra le due ragazze che covi nell’anima…ma tu lo fai in modo egregio.

Talvolta emerge la ballerina, e passi giornate a cinguettare, e profumi di Saint-Honoré.

Altre volte ti tuffi in un libro, e riemergi alla fine della storia, gli occhi da gufo e l’aria da Hermione Granger.

Altre ancora diventi un’arpia in picchiata sulla palla e strabili tutti, compreso l’Omone che ti paragona a Sasa Djordjevich, che sparava gomitate nei denti agli avversari e non si arrendeva mai.

Mi piaci in tutte le versioni.

Anche quando ripassiamo le formule di geometria, alle undici di sera, e io faccio finta di ricordarmele e ti dico di sì, seria, tanto so che l’hai detto giusto.

Anche quando ti fissi con una di quelle filastrocche:

“don-don-baby, don-don è l’ora della messicana, chuby chuby coccobello! Chuby chuby Ahuuuu-aaaa! Prugne-clips! Confetti-sai-clips! Mini-mini Clips! Mini mini discoteque!”, e fai quel mulinare di mani, clap-clap, di solito con la tua amica Bibi, e io ti guardo e mi domando se per caso non ti sia stato ciucciato via il cervello.

E ti volevo dire grazie, per quando mi fai morire dalle risate, raccontandomi cosa succede a scuola, enfatizzando e mettendo in scena una pièce teatrale solo per me:

“…e allora X mi ha chiesto se, visto che siamo alla fine dell’anno e vorrebbe alzare un po’ la media dei voti, insomma mi ha chiesto se gli potevo dare delle ripetizioni…e io gli ho risposto ma come? mancano due settimane alla fine della scuola, e adesso vuoi le ripetizioni per alzare la media? Non ce l’avresti fatta nemmeno ad iniziare in seconda!”

…e io rido e penso che sei proprio una mœrdina, e che questo sarcasmo patologico che hai te lo devo aver passato insieme al cromosoma dell’amore per la pioggia e per i cani.

Rido e mi riempio d’orgoglio, nel vederti crescere bella, intelligente, simpatica e modesta come la mamma e ‘gnorante e zolla di mota come il babbo.

Ok, ho esagerato, i suoi meriti ce li ha anche lui:

il vostro sorriso che mi manda in sollucchero, sembrate due copie;

…e la resistenza che hai, e quel modo di stare bassa sulla palla in difesa;

…e quella capacità innata di orientarvi, che se fosse per me ci perderemmo SEMPRE, visto che quando entriamo in un palazzo per la prima volta, quando usciamo vado SEMPRE nella direzione opposta a quella da cui siamo arrivati, e voi vi guardate interrogativi e preoccupati, e mi dite in coro “DI QUAAA!!”

…e l’impegno massimo che mettete in tutto quello che fate, fino a diventare testardi e insistenti, lo fate anche con me, e alla fine mi prendete per sfinimento e vi dico sempre di sì.

Mi riempio d’orgoglio nel vederti dare il massimo, a prescindere dal fatto che porti o meno i risultati sperati, perché so che ti servirà a non arrenderti quando sarai grande, e non potrò difenderti da tutti gli sgambetti che ti fa normalmente la vita, dalla compagna di scuola che ti frega il fidanzato, al raccomandato che ti passerà avanti nel posto di lavoro che ti spetta: io sarò lì per raccogliere i tuoi sfoghi, ma dovrai cavartela da sola…e so già che per il carattere che hai, troverai un fidanzato migliore, cancellerai la compagna di scuola dalla tua vita, e sputtanerai attraverso ogni canale possibile il raccomandato, fino a che, regina del mondo, con grande magnanimità, ti farai baciare l’anello per perdonarlo…

Princi tesoro mio, che ridi a scoppio con le tue amiche, e riconosci in loro pregi e difetti, differenze da te, e le ami così come sono e chiedi e pretendi che facciano altrettanto; che rispetti la vecchiaia, e ti intenerisci se incontriamo qualcuno che ti ricorda i bis-nonni che hai avuto ed amato come un dono grande; che non sbagli un congiuntivo nemmeno con quaranta di febbre, e cambi canale istintivamente quando passi da retequattro; che hai coniato con l’Omone l’appellativo “scusamaria” per quella generazione di coatti abbronzati e vestiti tutti uguali “…guarda mamma, c’è uno scusamaria”, c’è bisogno di spiegare il perché?

Princi che sai che una donna di carattere non ha mai un bel carattere, e che di conseguenza ti aspettano un po’ di casini per trovare qualcuno che non si spaventi di fronte ad una Mighty Girl, una Princi che non veste in rosa…

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E insomma, cara Princi, siamo alla fine delle elementari, che non si chiamano più così, ma “primarie”, e non c’è nemmeno più l’esame di quinta, che dava almeno un po’ di soddisfazione a quelli come te, ligi al dovere, preparati, consci e ben orientati, e faceva venire il primo cagotto serio a quelli come me, che dalle medie in poi ho sempre vissuto di rendita a scuola, ed ho fatto perdere delle notti di sonno ai nonni perché “è intelligente ma non si impegna”.

Princi, finisce un capitolo fra pochi giorni, ed è una storia, questa in cui sono la tua mamma, che mi appassiona da impazzire!

Tre cose ancora, da dire ed augurarti:

  1. non cambiare te stessa per compiacere gli altri
  2. prenditi tutto quello che ti spetta
  3. ricorda sempre che hai radici ben piantate, ed ali ampie e forti

con tutto l’amore di cui è capace la tua mamma.