Ho il D612 nel codice fiscale.

Noi siamo bizzarri.

Abbiamo un ardore, un amore incondizionato e viscerale per la nostra città.

Non so se per il resto del mondo sia così. Per noi Firenze è anima, è sangue, struggimento, passione, è qualcosa che ti spezza il fiato.

Ricordo di un sabato pomeriggio di una ventina di anni fa. Aspettavo la mia amica Rosanna, seduta sulla sottile balaustra di ottone e ferro del Battistero.

Avevo parcheggiato la mia “motocicletta” da maschio dieci metri più avanti, a quei tempi si arrivava fin sotto il Duomo, e c’era un parcheggio lungo tutta la parete della navata laterale, vi ricordate dove c’era il Carnicelli?

Ero seduta e fumavo la mia prima sigaretta. Di ribellione, quella ribellione ottusa degli adolescenti.

Tre boccate e spenta, mamma che sssssh-chifo.

Ero seduta in bilico sui miei pochi anni anni e sulla balaustra, aspettavo la mia amica Rosanna e come sempre in quel punto di Firenze, tirava vento.

Come sempre, Firenze era bella da levare il fiato…abbiate comprensione: non lo dico io, lo dice il mondo intero, frotte di turisti più o meno consapevoli che da sempre si incantano e si inchinano. Ecco arrivare un gruppetto di Giapponesi: la guida tiene alzato l’ombrello d’ordinanza, raccoglie il suo piccolo gregge e lo pascola davanti alla Porta del Paradiso. Non capisco cosa gli stia dicendo, ma lo so lo stesso: Le formelle, il Ghiberti, la colombina dello scoppio del carro, Battistero da Giovanni Battista. Immagino che gli racconti questo, dai gesti che accompagnano le sue incomprensibili parole e dagli sguardi che si spostano dalla porta, al Duomo lì di fronte. Una signora al centro del gruppetto si fa largo, con l’immancabile macchina fotografica. Col dito da pistolero del sevaggio west, velocissimo, imbizzarrito, sembra non riesca a fermarsi. Invece lo fa.

Stacca l’occhio dalla macchina e sembra che riemerga nella realtà da un universo parallelo. Alza la testa e lo sguardo fino alla sommità del Battistero. Forse guarda ancora oltre. Spalanca gli occhi e piagnucola con gli angoli della bocca piegati verso il basso, uguale alla maschera triste del teatro e farfuglia tremolante parole a me ignote, tipo:

“Nagasometodokiiiiihhh…atsakuranobakuuuuuuuHHH!!!”  E si accascia a terra. Sviene, forse.

Insomma, non credo fosse un colpo di sonno, ecco. Quel mattacchione di Stendhal, con la sua sindrome. Secondo me è stato lui.

I compagni di viaggio dell’accasciata si affannano a scattare foto e soccorrerla, chi le versa in faccia dell’acqua, chi sventola una cartina della città, chi cerca di sollevarle la testa, chi i piedi…chi continua a scattare foto. Il fiaccheraio poco più in là scuote la testa, riesco ad immaginare parole sul tenore di “…ma bada che bischeri…”.

La mia amica Rosanna arriva poco dopo, e zaino in spalla e sottobraccio parlando fitto fitto ci infiliamo a fare vasche in via De’Calzaiuoli.

E così ti ritrovi a crescere in questo sfoggio di bellezza che ti entra sotto la pelle, nei pori, negli occhi e ti rende orgoglioso di appartenere a questa città.

Bada bene: Non che la città ti appartenga, ma viceversa.

La povera signora giapponese sopraffatta dalla bellezza saprebbe di cosa sto parlando. Firenze ti tiene in mano e ti lascia libero, ma non hai voglia nè bisogno di andare via: tutto il bello del mondo lo trovi qui. Ce n’è un altro po’ sparso in qua e in là, altrove, ma qui, ragazzi…ma esiste qualcosa di più romantico dei ragazzi che si baciano al Piazzale, quando il cielo diventa, non a caso, VIOLA? E quanta fortuna ci vuole per fare forca e potersi nascondere nel Giardino di Boboli? E inciampare sulle stesse mattonelle dove ha camminato Maria Luisa De’ Medici, che lungimirante e generosa ha fatto sì che tutto questo restasse dov’è, non è una benedizione? E quanti posti al mondo hanno tradizioni secolari ancora vive e sentitissime come il calcio storico che hanno dato vita al gioco più famoso del mondo?

Il genio, la bizza, la polemica sempre accesa, la ciccia alla Fiorentina, la cura e il vanto per la lingua Italiana…ma da sempre, mica da oggi.

L’immensa fortuna del 612 nel codice fiscale…la prossima volta che vi capita di salire su verso il piazzale e dopo l’ultima curva vi si apre lo scenario di tetti rossi e colline, posate l’occhio sulla palla d’oro in cima alla cupola…e pensate al d612 sul codice fiscale.

A me, mi viene sempre i’ groppo alla gola.

VIVA FIORENZA!

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