E chi ben comincia? Se questo è l’inizio del 2014…

Io lo so. Lo so benissimo che Mandela ha lasciato un segno indelebile, e davvero ne sento l’importanza in tante azioni che compio quotidianamente.

Ma il suo funerale per me resterà impresso nella storia per due cose:

1) l’interprete della lingua dei segni che gesticolava a caso: io mi immagino che abbia tradotto cose tipo

“Madiba è stato un grandissimo trattore, bignè a nastro, rotatoria primaverile, con enormi galoches ed una responsabilità nei confronti di Maurizio, un amico mio, e naturalmente come se fosse antani, supercazzolissima. Preghiamo per lui palla al centro e via via stretto sulla fascia. Ha da passà a’ nuttata, bada che ciuffo. Amen.”

E mi domando come sia possibile che questo fosse il meglio che hanno trovato.

Vabbè. Ormai è andata.

2) l’incazzatura a livelli di “ATTENZIONE, PERICOLO!” della Michelle Obama quando il marito s’è messo a fare i’ ganzino con la sventola bionda. Non conta nulla che fosse il primo ministro di Svezia, Norvegia, Sventolandia o una lap dancer con le nappine sui capezzoli: faceva parecchio (PARECCHIO) la squinzia gemella Kessler. E lui c’è cascato con tutti e due i piedi, diciamocelo.

Ora: Obama, Mr President, permettimi.

Ti pareva il caso di fare tutto quel teatrino e di farla passare per cornuta in mondovisione?

…e poi sèguita dell’altro a fare lo splendido, tanto mi pare evidente che lei l’ha presa bene e non è il tipo da scenate di gelosia. No-no.

 “Rizzati di costì, che accanto a codesta sdraiona bionda ci vengo un po’ io.”

…poi tanto ti  tocca chiedere scusa. Eccome, sennò tu dormi su i’ divano nello studio ovale, te lo dico io.

“…e poi, sappilo, che la casa resta alla moglie con i bambini. “

“O Michelle, oh che di’ su i’ serio? Ma noi si sta alla Casa Bianca, e sono i’ Presidente…”

“Zitto e pena poco. Fa’ a’ modino e stasera se ne ragiona a palle ferme…”

“…Michelle, Amore. Amore mio infinito unico e grandissimo. Chi è la mia luce, il mio faro, la mia vita, il cuore del mio cuore duddù daddaddà?”

“Ecco, un po’ino meglio.

Michelle 1 – Sventola Bionda 0.

Piglia e porta a casa. E codesto telefonino ficcatelo in….uh, zitti parla coso, m’interessa.”

A fianco di ogni grande uomo c’è una grande donna.

Che alza gli occhi al cielo, rassegnata, pensando “ho sposato un deficiente.”

Annunci

Di amabili conversazioni con perfetti sconosciuti, o dell’ascella commossa sul bus.

Sul bus di linea, io, l’Omone, e la Princi, domenica.

Giornata libera, una delle ultime, decidiamo di andare a fare i turisti in centro a Firenze.

Via via che ci avviciniamo al centro, salgono tutti i personaggi tipici del bus:

la giovane coppia trash che fa colazione col redbull

il cieco con gli occhiali neri ed il bastone

la nonnetta che va alla (o torna dalla?) messa, incazzata col mondo intero a portare il messaggio di pace

la ragazza coi pantaloni troppo attillati ed il sorriso verticale in bella mostra

e poi lei.

LA PAZZA.

Come la dolcesignoraminù, ma sudicia come un bastone da pollaio, con le lendini chiaramente visibili attaccate ai capelli sulle tempie; sale e litiga immediatamente imprecando come un camallo.

La Princi seduta si alza per far sedere il cieco, e si siede in braccio a me; il cieco ci divide dall’Omone, ed altri passeggeri si incuneano e ci separano, possiamo a malapena vederci.

Ora, con le dozzine di persone sul bus,

la pazza,

con chi deciderà di attaccare bottone?

Voglio dire, c’è speranza che mi scansi?

Infatti.

Braccio alzato al palo del mio sedile, aroma da lacrime agli occhi.

Chiedo col pensiero l’intervento di Obama.

Mr. President, bombardala perché mi sta asfissiando, tanto ormai il Nobel per la Pace lo hai già preso.

Obama non mi legge nel pensiero. Lei resta lì abbarbicata al palo tipo lap dancer, ma molto peggio.

La Princi si guarda furiosamente le unghie, intuisce che accadrà qualcosa…

“Signora, ce l’ha un euro per prendere il caffè?”

Sfodero Sorriso e Tecnica messa a punto in anni di bus, stazioni, associazioni di volontariato, grulli di paese, parenti ed affini affetti da Alzheimer & C.: ridurre al minimo la conversazione. Si stancano presto, non ti trovano interessante e passano ad altro.

Quindi mi stringo nelle spalle e sospiro “…no!”

Lei insiste:

“Dove vai bellina? A fare un giro con la mamma?”

Princi con mandibola lussata dallo stupore, che intuisce ed annuisce.

“E dove lo fai il giro?”

“…adesso vedremo…” intervengo per chiudere.

Ma lei ci trova interessanti. E inizia a raccontarci la sua vita.

“…sono stata un po’ dalle Suore vicino a Via Baracca, sai dove c’è il bar? Lì vicino ci sta la mia zia Elena, e andavo un po’ da lei e un po’ dalle suore…”

L’autista frena.

Un incauto passeggero la urta e lei:

prima minaccia il malcapitato che l’ha involontariamente urtata, agitando il pugno:

“…UN TI DO UNA MANAHA!?!”

e poi spara un bestemmione che apre una voragine da cui fa capolino Satana in persona, compiaciuto, che annuisce.

Quindi, con una invidiabile nonchalance, riprende a raccontarci:

“…ma dalle suore non mi sono trovata molto bene, e sono venuta via…”

NOOOOO??!!?! Ma dai?????

Stento a crederci.

Forse, dico forse, divergenze di pensiero sulla visione del mondo.

La lussazione della mandibola Principesca passerà non appena scesi dal bus.

La lacrimazione oculare dovuta all’aroma intenso della dolcesignoraminù, un po’ più tardi.

La curiosità di capire dive sta la zia Elena invece, me la devo ancora togliere.