Ci sono le chiacchiere, e poi ci sono i fatti.

E’ un po’ il vecchio detto “ARMIAMOCI E PARTITE”. L’abitudine consolidata e consacrata dell’italiano medio, dei chiacchieratori professionisti, quella di predicare ma poi nemmeno provare a razzolare. E’ quello che ci impedisce di compiere il cambiamento, la fatica di alzare il culo dalla sedia e sudare per ottenere qualcosa. Godersi la fatica mentre si compie il cammino, non solo il traguardo, ma il cammino stesso.

Credo che sia la qualità che più mi ha colpita nell’Omone. Lui non chiacchiera. Lui fa. E non chiacchiera nemmeno dopo che ha fatto, perchè non è quello il suo scopo…decisamente non è un italiano medio, l’Omone.

E’ così che mi migliora, spronandomi a fare, perchè io sono un po’ media. Pigra, via, diciamo così. E lui invece insiste, ti convince e ti pungola, mai per sfida ma per conferma della forza che vede nelle persone che gli piacciono. Non lo ammetterebbe mai,  ma ha questa specie di missione, o di dono, di cercare di spronare le persone a migliorarsi.

E quindi, un po’ perchè è irresistibile (sembra il sogno di ogni pubblicitario: un prodotto che si promuove da solo), un po’ perchè è più semplice dire di no a un settenano che all’omone, fatto sta che riesce -quasi- sempre a convincermi. Mi ha convinto a fare cose folli. Tipo fare snorkeling nella Shark Bay del Mar Rosso, io che per precauzione faccio la doccia anzichè il bagno in vasca, perchè non si sa mai. Mi ha fatto vedere che riesco a fare 50 kilometri in bicicletta, che non sono poi una schiappa.

E questa estate, nel nostro decimo anniversario mi ha portata fin qui:

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“Qui” sarebbe in cima al monte Sinai.

Ci sono due percorsi per raggiungere la cima del monte, a 2285 metri di altezza. Il primo, conosciuto come Siket El Bashait, è più lungo e meno ripido. La salita è possibile a piedi o in cammello con la guida di beduini locali. Il tempo approssimativo a piedi è di circa due ore e mezza. Va da sè che con l’Omone si va a piedi, e si dimezza il tempo. Si cammina di notte, per evitare il calore del deserto, e si arriva in cima per vedere l’alba, che è davvero una meraviglia.

Il monte è sacro per i Cristiani, per gli Ebrei, e per gli Islamici. Lungo il cammino, abbastanza impegnativo, si trovano pellegrini di tutte e tre le religioni, che pacificamente pregano, cantano, e salgono verso la vetta. Si resta rapiti dalla grandezza della natura, dalla quasi totale assenza della contaminazione “umana”.

Avrei trovato da litigare anche lì, per le cartacce e le bottiglie di plastica abbandonate lungo la via, se non fosse stato per il saggio, l’Omone.

Il secondo percorso, che abbiamo disceso, è conosciuto come Siket Sayidna Musa, ed è più diretto e ripido e porta direttamente fino al monastero di Santa Caterina, anch’esso sacro alle tre religioni.

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Questo percorso misura circa 3750 passi detti passi della penitenza. Solo facendolo si capisce perchè. Ci ho lasciato una caviglia, circa a metà strada, ma non ho detto niente ed ho proseguito. D’altra parte, non c’erano alternative.

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L’Omone mi fa sempre capire che quello che considero il mio limite massimo (in questo caso: scarpinare ad un ritmo forsennato nel cuore della notte dopo aver passato quattro posti di blocco armati; aver rischiato l’assalto dei beduini nel mezzo del deserto roccioso del Sinai; aver consigliato alla Princi, nel caso venissimo rapiti di sbattere forte gli incisivi su un masso per romperseli e tagliarsi i capelli col coltellino svizzero, per le tribù beduine sono due qualità ricercate nelle ragazze in età da marito come LEI), in realtà sia soltanto il limite mentale. E mi ha tolto quel velo di polvere “da buona”, che nel tempo mi aveva un po’ appesantita, era diventata quasi una coltre. Leggera, senza fardelli, competere prima di tutto con se stessi, scommettere sul riuscirci. E poi con le persone che adagiate sulla sicurezza e la comodità del cammello, non provavano nemmeno a rischiare il limite.

La ricompensa è unica.

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A parte lo spettacolo della natura, che offre viste mozzafiato (Sie, mettitici anche te a levare il fiato, tanto me n’avanza parecchio!)…

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…baciami ancora!

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…cammello…

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…no, qui non ci vedo nulla.

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…pellegrini…

La ricompensa è toccare il fatto, non la chiacchiera. Scrollarsi le “cose” e godersi il resto. Come portare tua figlia in un monastero sacro alle tre religioni che altrove nel mondo si fanno la guerra da secoli, e invece lì convivono. In Pace. Nel rispetto. Con sudore, fatica, semplicità.

Non si impara sui libri, non vale se te lo raccontano. Le chiacchiere non servono. Servono fatti….i furbini delle scorciatoie salgono sul cammello.

Io, l’Omone e la Princi scarpiniamo.

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