Educazione ed urinocoltura.

Oggi sono in ferie, perchè c’è da preparare un po’ di cose per il compleanno della Princi.

Quindi stamani, lei era a scuola ed io in giro a comprare le ultime cose:

Le ho trovato un regalo che amerà, ma non posso dirvi cos’è perchè ovviamente la Princi legge il Blog.

Ho trovato anche la tortiera apribile per cimentarci nella cheesecake.

Ho trovato due smalti per lei, arancio, il suo colore preferito, e verde, che le mancava.

Ho trovato anche un signore che mi ha chiesto:

“scusa, tu lavori alla Pubblica Assistenza di Campi, vero?”

“Si, prego?…”

“Se io domattina passassi a portarti il campione per l’urinocoltura?”

“…!!?!?!??…Veramente io lavoro in ufficio, non sono agli ambulatori…”

“Ma facevo per lasciartelo veloce veloce, per fare prima…ZAC!”

Nella mia mente un tourbillon di luci e il flash della risposta perfetta:

Tintinnare un immaginario bicchierino (immaginariamente pieno di pipì), infilarci dentro il dito indice, e succhiarmelo voluttuosamente.

Poi sorridere, inclinare la testa sulle ventitrè, e rispondere al signore “…non le facciamo così, le analisi per l’urinocoltura, sa?”.

Scrosci di appalusi a scena aperta.

Ecco, non avessi un rispetto sacro per il posto dove lavoro, avrei usato davvero il coup de theatre che mi è balenato in testa.

…ma poi mi dicono tutti che sono acida, bisbetica, stronza, e semplicemente ho declinato l’invito a ricevere il campione d’urina del signore al supermercato.

Senza tintinnare nessun bicchierino immaginario.

Che mi è rimasto proprio sul gozzo.

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